
Pubblicato originariamente nel 1992 “The Temple in the Underworld” è senza ombra di dubbio uno dei capolavori della discografia dei Root. Questo album appartiene alla fase centrale della carriera discografica della band, la migliore in assoluto per il sound espresso. Un sound che fa propri elementi heavy ed inflessioni dark/Doom dal taglio profondamente teatrale.
L’album è composto da dieci tracce (più bonus, in questa ristampa), dai tratti unici, dall’intro che porta con se frammenti della Sonata al Chiaro di Luna di Beethoven, alla marziale “Casilda's Song”; dall’oscura titletrack alle spettrali nenie di “Aposiopesis” e di “The Old Ones”, due piccole gemme ove viene fuori un animo pregno di fosca teatralità. Prescindendo dai singoli meriti, tutto l’album è zeppo di spunti di interesse e si fa autore di un sound epico ed oscuro, capace di guardare a Bathory e Celtic Frost ma soprattutto, ai Mercyful Fate senza per questo mettere in secondo piano la personalità spiccata di cui la band è dotata. Una personalità capace di dare ad ogni singolo brano quel quid che rende “The Temple in the Underworld” un piccolo capolavoro di Epic/Dark Metal, ove sui classici stilemi heavy prendono forma intrusioni acustiche velate di intimismo e cori carichi di evocative e sinistre dichiarazioni.
Un album imprescindibile, magicamente oscuro e poetico, come testimonia la ballata nera “My Name…”. Cosa altro aggiungere, oltre al fatto che qui ci si trova al cospetto di un vero e proprio must.