
- 1991
- MCA Records
- Valutazione: 9/10
Come descrivere, questo sesto lavoro dei Voivod, se non come una piccola aliena ed alienante gemma? Un lavoro che fa del metal avantgarde il proprio punto forza, che giunge a soli due anni di distanza da quel Nothingface che aveva già ribadito con forza l'allontanamento della band canadese dal thrash metal (ammesso che per una band come i Voivod siano valide tali catalogazioni), la sola visione della cover (realizzata come sempre da Langevin) basta a far capire al potenziale ascoltatore che si troverà alle prese con un lavoro non facile, dalle architetture sonore intricate e mai scontate. Ma prima di procedere con la recensione, vorrei soffermarmi sull'impatto che ebbe Angel Rat al tempo della sua pubblicazione. L'album fu accolto tiepidamente e sarà cosiderato come uno dei punti deboli nella discografia dei canadesi, le ragioni di ciò vanno ricercate proprio nella struttura del disco, che come già detto, non è di semplice assimilazione, inoltre c'è da aggiungere che in questo lavoro i Voivod privilegiarono brani che non facevano dell'aggressività la propria region d'essere, preferendo a questa una rabbia controllata quasi "psichica" che si esplica attraverso sonorità pulite e semidistorte, pink floydiane, per rendere l'idea. Chiaro è quindi che album del genere, uscito in anni dove veniva con forza alla ribalta un genere come il death metal, e che si poneva agli antipodi di questo che era allora il genere forte (o trendy) passò quasi inosservato.
Dopo una breve intro, parte Panorama , pezzo dalla struttura essenziale e snella che privilegia gli up tempos e che resta la traccia più immediata del lotto, questo grazie anche al chorus melodico, dopo tale inizio sarebbe lecito aspettarsi un laovoro che fila via liscio e senza troppi intoppi, ma si parla sempre dei Voivod, e quindi l'aggettivo "scontato" è sempre usato in modo improprio, infatti Clouds in my house è un brano alieno, ossessivo, oscuro. Così come Twin dummy, che dal punto di vista delle liriche esplora il rapporto creatore/creazione (di preciso quello di un burattinaio e del proprio burattino e il rapporto esclusivo dei due....) e che da quello musicale si regge su una architettura fatta di cambi di tempo e stacchi ritmici continui, da ascoltare la voce di Belanger, mai come in questo caso, perfetta nell'interpretazione dei due protagonisti del testo.
La titletrack è un piccolo capolavoro, che da sola potrebbe valere interi album di altre bands ben più blasonate dei Voivod e Nuage fractal non è da meno, ma tutto il disco è su livelli altissimi sia dal unto di vista qualitativo che da quello innovativo, ma una cosa che va sottolineata è che i Voivod di Angel Rat, seppero osare, spingersi oltre, seppero mettersi in discussione, seppero spiazzare fans e critica, e solo i grandi riescono in ciò.
- Shortwawe intro
- Panorama
- Clouds in my house
- The prow
- Best regards
- Twin dummy
- Angel rat
- Golem
- The outcast
- Nuage fractal
- Freedom
- None of the above
Past