
Il mondo dell' arte è pieno di quelle che potremmo chiamare "colonne d' ercole", oltre le quali alberga l' ignoto, il nulla, ma che per la loro natura impongono un divieto più morale che fisico, non vincolante. Perché loro non sbarrano la via, ma segnano un punto di passaggio e di non ritorno. Un avvertimento. Oltre, vi troviamo la libertà in ogni sua accezione, uno status di verginità ambientale, come una pagina bianca di un libro che tocca a noi riempire.
Oppure un bazar, traboccante di oggetti, forme, sensazioni, buttate lì alla rinfusa e a noi il compito di metterle in un ordine che decideremo solo noi per poter creare un prodotto finale unico e dalle mille forme.
Per quanto riguarda la musica, oltre questo limite, vengono meno le concezioni di composizione logica e sistematica, tutto assume un' estetica personale e nera.
Una terra dove è veramente bello "ciò che piace", dove chi suona lo fa per il narcisista gusto di ascoltarsi e basta.
Gli Zu se ne sbattono altamente di piacere, la loro musica è anti-logica, non è piacevole ascoltare un loro disco. Sono brutti e antipatici, ma...
Il gruppo romano rompe tutte le convenzionali regole della musica per produrre sonorità dure e anticonvenzionali, che fanno capo solo alla claustrofobia che provano al solo pensiero di essere prigionieri nel blocco di formaldeide della normalità, e di essere osservati e trattati come un bambino tratterebbe un pesce rosso in un acquario.
"The Way Of The Animal Powers" è un' insana divagazione free jazz, dove non c'è alcuna forma di melodia, tutto e frammentato e messo insieme secondo un criterio tutto loro. Ciò fa sembrare la musica degli Zu, un flusso di coscienza tradotto in musica, non ci viene proposto ciò che dovrebbe esserci proposto, ma ciò che loro vogliono.
Sax, Cello, Basso e Batteria si contorcono, si avvinghiano, si piegano su loro stessi, plasmati per formare un' eterogenea sfera di suoni violenti e autodistruttivi.
In ogni singola traccia gli strumenti, come indemoniati, sputano note come pietre, andando a creare tese melodie che però melodie non sono. Per tutto l'album ci vengono proposti solo frammenti di melodie, che si alternano e ripetuti a singhiozzi. Il risultato è un sound graffiante e schizofrenico, irrequieto, gli strumenti saltano di qua e di la senza sosta e senza apparente motivo.
La batteria stende il tappeto ritmico sul quale si affrontano, a muso duro, un sax che ricorda quello dei Naked City sotto effetto di prozac, un basso tutt' altro che amichevole e il cello di Fred Lonberg Holm che porta il livello dello sconto a valori estremi. Non ce n'è per nessuno. Gli Zu realizzano un altro lavoro magistrale per il quale è anche difficile trovale le parole adatte. "The Way Of The Animal Power" abbraccia numerose correnti che rendono l' album, un capolavoro poliedrico: New-Wave, Post-Punk, Jazz-Core, Hard-bop, Heavy Metal e così via fino all' infinito, fino ad arrivare a "The Way Of The Animal Powers".
Questo lavoro, conferma il talento e la genialità del trio romano nel comporre una musica che rappresenta il mondo contemporaneo, che con la sua irriverenza e il suo essere allo stesso tempo complessa e primitiva, giunge fino al punto di essere definita una non-musica, riuscendo dunque ad eludere anche quest' ultima "restrizione" rivelandosi qualcosa che va al di là del mondo stesso.
L' album in questione è stato pubblicato nel 2005, ma a noi ci è sembrato opportuno riproporlo, in quanto è stato mandato in ristampa sotto forma di vinile.