
Nella moltitudine di bands che affollano il panorama Hard & Heavy, si possono distinguere due linee guida di appartenenza. Da un lato figurano tutte quelle che aderiscono perfettamente al genere proposto ed ai canoni imposti dallo stesso. Nell’altro, invece, compaiono tutte quelle espressioni sonore che pur essendo entro i limiti delle varie classificazioni, hanno una espressività che va oltre il senso comune. Per queste ultime lo stare entro un genere referenziale appare molto restrittivo.
Dico questo perché i 40 Watt Sun, band inglese nata dalle ceneri dei grandi Warning, sono identificati nella categoria Doom Metal, ma sorprendentemente, oltre al mettere in primo piano una serie di riffs ed accordi lenti accompagnati da donwtempos, hanno davvero poco da condividere con i canoni standardizzati del genere. In realtà, oltre alle articolazioni sonore in senso stretto “The Inside Room”, è un lavoro poetico all’inverosimile, capace di far propria la decadenza delicata degli ultimi Anathema e di portarla ad uno stadio di rassegnazione superiore. Non vi sono rimandi oscuri alla letteratura, o toni imperiosi, così come non compaiono strutture quadrate e fiere; in tal senso in brani contenuti nel disco sono molto più vicini a delle vere e proprie ballad elettriche dove prendono forma le vocals calde di Patrick Walke, che volta dopo volta dipinge scenari di interiorità.
Che si tratti dell’opener “Restless”, dove ad accompagnare il riff di base vi sono accordi acustici, o della finale “This Alone”, è la bellezza nella sua intensità più pura a guidare il tutto. Una bellezza derivata da un senso musicale accresciuto. E quando l’album finisce e ci si libera dal sostrato Doom, restano nell’animo sensi di rammarico per non poter esprimere appieno quanto si è sentito. Gli stessi che mi percuotono nel chiudere questa recensione. Accogliete dentro di voi “The Inside Room”, perché è un lavoro che non chiede altro. Un piccolo capolavoro.