
Gli Agathodaimon, hanno raggiunto il perfetto equilibrio, tra le strutture black (che caraterizzavano, il primo periodo della band tedesca) e l'impronta gothic, che da un pò di anni a questa parte si è fatta sempre di maggior peso nel proprio sound, un sound, che ora più che mai, è vicino al metal classico, in particolare nelle strutture portanti dei riffs, e nell'uso, quasi totalitario del mid-tempo.
Così facendo, gli Agathodaimon di Phoenix, danno alle stampe quello che senza ombra di dubbio, può essere definito il proprio piccolo capolavoro.
Phoenix, è un prodotto di alto livello, che si nutre in modo continuo di un sound che prendendo le mosse dal black, diviene oscuro, romantico e profondamente teatrale, ed ha il merito di farlo, lasciandosi ascoltare in maniera piacevole, oserei dire accattivante, cosa che sicuramente consentirà alla band, di allagare la propria fascia di ascoltatori. Heliopolis (brano di apertura) sintetizza in maniera perfetta quanto detto, con il proprio chorus, diretto figlio del metal più classico, le scream vocals (in piena tinta black) ed una compattezza tutta moderna (in particolare nell'uso delle tastiere) che fa da legante.
La più riflessiva Devil's Deal, vicina alle ultime produzioni dei connazionali Crematory, stupisce, per la facilità con la quale i nostri, sciorinano ancora una volta una canzone perfetta, che ha come punto di forza, il proprio alternare scream e clean vocals. Altro pezzo di sicuro impatto, Ground Zero, che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che gli Agathodaimon, hanno davvero trovato la giusta alchimia sonora. La componente qualitativa è una vera propria costante di Phoenix, lungo tutta la durata del disco, infatti, non si registrano cali di tensione e di emotività, sarò ripetitivo, ma questo album stupisce davvero, per il modo che ha di ammaliare.
Gli Agathodaimon, hanno smussato il proprio sound, e questo potrebbe infastidire puristi e fans della prima ora, ma lo hanno fatto in maniera eccelsa, trasformando la propria carica sonora, in un qualcosa di oscuro e romantico, che per feeling chiama in causa, King Diamond, Alice Cooper e Dimmu Borgir.
Proprio come la fenice, che rinasce dalle proprie ceneri, gli Agathodaimon hanno saputo risorgere dalle strutture sonore che caratterizzavano il proprio passato, riuscendo a donarci un lavoro di alta fattura. Consigliato a tutti.