
Quello che mi è sempre piaciuto del thrash metal, a parte il sound in senso stretto, è quell’ironia di base di cui erano pieni gli album di Tankard e D.R.I.
Oggi quella stessa componente ironica e sfacciata e quel sound secco, essenziale e selvaggio vengono ripresi e rivisitati in pieno dagli Alkoholizer, band sarda che dopo il demo del 2007 “Demo-lizer”, ci regala il primo studio album dall’emblematico titolo: “Drunk Or Dead”. Un lavoro che è un concentrato di tutto quello che è assimilabile ad un solo genere, ovvero il thrash metal più puro ed incontaminato. Trentadue minuti di sonorità old style piene di rimandi e di cliches, che sono la vera essenza del sound in questione. A partire dalle vocals di Alex Lucariello ove si intravedono le screams di un giovane Tom Araya, al riffing secco, tagliente ed efficace, per concludere con una sezione ritmica compatta e vibrante, messa anche in risalto da una produzione che dona sensazioni “vissute”.
L’album è composto da dieci songs assolutamente perfette nel proprio isolare le componenti sonore e strutturali, salienti della storia del genere. Vi troverete al cospetto delle dichiarazioni riflessive e critiche, rispetto al sistema di “Pay With Your Blood” e di “Age Of Misery”, alle devozioni bukowskiane dagli umori alcolici di “Sardinian Beer” o di “Alkoholik Metal”, fino a giungere al quel piccolo capolavoro di folle dissolutezza che è “Drunking Till Death”.
Vi è ben poco da aggiungere ad un album che ha colto in pieno l’essenza del thrash metal, ad iniziare dalla cover, passando per il logo, per le sonorità e per l’attitudine tutta. Trentadue minuti di puro distillato di velocità e di folle ironia.
Imprescindibile se avete sete di old style thrash, qui ne troverete fino a sbronzarvi.