
Questo 2010 è stato, potremmo dire: l' anno dei ritorni sugli scaffali per molti pezzi da 90. Iron Maiden, Cynic, Sodom, sono solo alcuni dei nomi che figurano tra le uscite di quest’ anno, che con questo “Jupiter” conclude il cerchio dei grandi assenti. Patriarchi della scena technical death americana contesa a Cynic e Death, una di quelle poche band che con soli 4 album ha saputo segnare la storia della musica in modo indelebile; il nome Atheist vi dirà sicuramente più di quanto possa farlo io a parole.
Ancora si discute su quel fosse il loro album migliore, quello che ha reso indiscutibili le loro potenzialità, ma a mio avviso è un discorso del genere non avrebbe alcun motivo d' essere, includendo anche quest' ultimo “Jupiter”. Perché una band come questa, che ha fatto dell' agire sopra le righe uno dei capisaldi della propria estetica, diventa paradigmatica, non la puoi spiegare e la devi accettare così com'è; spesso anche odiati per questo modo presuntuoso di concepirsi, gli Atheist o li ami o li odi, e se li odi è un odio al quadrato, perché non si possono trovare argomenti per attaccarli.
In diciassette anni non hanno mai perso di vista quanto si muoveva nella scena musicale e questo nuovo capitolo della loro discografia ne è la dimostrazione: pur rimanendo legati al loro background di avanguardisti, hanno saputo riformare il loro stile traendo ispirazione dal più recente mathcore su tutti, mettendo insieme un immenso Frankenstein musicale fatto di barocco classicismo e gocce di divinazione stilistica.
Quello di cui vi sto parlando è subito palese con l' opener “Second To sun”, dove sembra sentire quegli “a beautiful mind” dei Dillinger Escape Plan; ma questo non è l' unico esempio della poliedricità del loro essere. Tutto il disco straripa di riff al limite del funambolismo: cavalcate power e taglienti come il classic metal (Ficticious Gilde) , moods black (Live, And Live Again, vero capolavoro di quest' album), senza mai perdere di vista le proprie origini di american deathster (Tortoise The Titan, Faux King Christ). Il Trait d'union che lega questi quaranta minuti di follia dalle tinte fortemente hardcore, è l' indimenticato piglio jazzistico nello strutturare i brani, di cui gli Atheist ne sono i maestri.
Credo che non erano in pochi ad avere qualche riserva quando hanno appreso l' imminente uscita del disco, ma la band di Shaefer e soci ha saputo inserirsi nella scena musicale contemporanea con un' eleganza davvero sopraffine e in un modo così psicologicamente violento che solo dalla loro musica ci si può aspettare. “Jupiter” è un disco riuscitissimo ed estremamente ispirato, sintesi e punto di ri-partenza di tutto ciò che è stato partorito in casa Atheist, verso un nuovo corso della floridian band che continua e certamente continuerà a fare la storia del Death Metal.
Un disco questo, che molto probabilmente potrebbe anche non piacere agli affezionati e ai puristi che sicuramente aggrotteranno il grugno sentendo anche quanto cristallina sia la produzione , ma che comunque saprà sicuramente farsi amare, nonostante la sua indole.