
“ […] Ci siamo concentrati sulle proprietà metafisiche di questa particolare pietra (l’ onice, da cui il titolo dell’album, n.d.r.). Si crede infatti che possa aumentare la felicità, l’intuito e che aiuti a svilppare i propri istinti. Ma secondo la tradizione magica, nasconde anche un lato oscuro. […] ”.
Così il chitarrista degli Ava Inferi, Rune Eriksen (molti di voi lo ricorderanno meglio come Blasphemer, ex membro dei Mayhem), in una sua recente intervista, spiega la nascita del suo quarto lavoro con la band portoghese. Ed è proprio sulla combinazione di questi due elementi, luce e tenebre, che gioca l’intera successione dei pezzi e le loro particolarità compositive.
Gli Ava Inferi nascono nel 2006 dall’unione di due culture musicali diverse e da componenti d’eccezione come il sopracitato Eriksen (che nonostante il cambiamento di genere non perde il suo stile inconfondibile) e la voce angelica, eterea di Carmen Simões che merita di essere annoverata tra le più belle della scena metal internazionale (non per niente è stata chiamata dai connazionali Moonspell come guest vocalist in alcuni album ). L’unione di Portogallo e Norvegia, una intrisa di poetiche meditazioni sulla morte e sulla malinconia, l’altra fonte di oscurità e mistero, è decisamente vincente e gli Ava Inferi si fanno creatori, fin dal loro primo album “Burdens”, di una musica magica ed evocativa.
“Onyx”, la prima traccia dell’omonimo album, cattura fin dalle prime note. Ad ipnotizzare l’ascoltatore sono i vocalizzi iniziali di Carmen, interrotti improvvisamente da pesanti riff (secondo la tradizione Doom ) che ricordano subito alcuni pezzi dei loro album precenti come la bellissima (quanto inquietante) “A Glimpse of Sanity”, nel loro primo lavoro. Il disco non delude, e la seconda traccia, “The Living End” è un vero e proprio gioiello musicale magistralmente condito di back vocals maschili che potremmo definire perfetti. Particolarmente degna di nota è la gotica “Majesty”. Le atmosfere evocate sembrano trasportarci in una misteriosa notte senza stelle, nel bel mezzo di un sabba (...into the mist we dance…). Continuando nell’ascolto scopriamo la dolce “By Candlelight & Mirrors”, impreziosita dalle prodezze di Carmen che si cimenta in cori che lasciano senza fiato per cedere infine il posto alla malinconica “Venice in Fog”, perfetta conclusione di un album che lascia il segno.
Il mix di Gothic e Doom creato dagli Ava Inferi non è fatto per passare inosservato e non a caso saranno la band di supporto dei My Dying Bride nel loro tour del 2011 che celebra 20 anni di (onorata) carriera. La Season of Mist non delude nemmeno stavolta, proponendo una band che ha davanti a sé un futuro di sicuro successo e, sicuramente, non senza merito.