
Bornholm è il nome di un’isola sita 40 km a sud-est della Svezia . Vi vivevano alcuni longobardi che viaggiando giunsero in Carpazia e si unirono agli ungheresi pagani del tempo, nel 5° secolo prima della venuta di Cristo.
Tale cenno storico, oltre a render nota la provenienza del moniker della band, qualifica anche la proposta sonora della stessa; proposta che si esplica attraverso un balck metal atmosferico dal forte taglio epico, pregno di rimandi a marziali eventi.
Ma procediamo con ordine, i Bornholm, nascono nel 2000 a Budapest, e già l’anno seguente danno alle stampe il demo “Awakening of the Ancient Ones”. Nel 2003 la band ungherese pubblica il debut album “...On the Way of the Hunting Moon” , al quale segue il contratto con Vic Records, ed oggi, questo nuovo album “March for Glory and Revenge”, che si candida ad essere una delle uscite di maggior rilievo in ambito black-epic (o pagan-black che dir si voglia).
L’album si compone di nove tracce stilisticamente perfette nel proprio combinare sferzate black, algidi e bui rallentamenti, intrusioni di strumenti acustici, cori da battaglia ed arrangiamenti di strumenti classici che trasmettono sensazioni da colossal (l’uso di corni e strumenti a fiato si rivela una vera e propria arma vincente), che si plasmano in maniera composta e priva di forzature sugli stilemi di un balck metal vario (nell’uso dei tempi e delle chitarre). Un black metal che non svende mai il suo donare sensazioni malevole e sinistre, anche quando abbandona blast-beat e scream vocals, per concedersi in inflessioni cariche di pathos guidate da voci pulite e mid-tempos bellici.
Tutto il lavoro si attesta su una soglia qualitativa eccelsa, grazie al proprio non risultare mai banale o scontato, ad una produzione di primo livello e ad una maestria di fondo di cui la band dispone che è capace di regalare piccole gemme come: “Where the Light Was Born (Thule Ultima A Sole Nomen Habens)” pregna di maestosa furia e di malinconiche aperture acustiche, o la trionfante e minacciosa marcia “Deconsecrating the Spear of Destiny”, che nei suoi sette minuti, riesce a passare con disinvoltura dai Bathory di “Nordalnd” agli Enlsaved di “Vikingligr Veldi”.
Un lavoro di valore assoluto, freddo e ombroso come l’essenza delle foreste di Carpazia e forte di coscienza storica e risoluzioni d’arme.