
Sono passati anni da quando la Doom Metal band Ras Algethi, dopo aver dato alle stampe l’album “Oneiricon - The White Hypnotic”, cadendo nell’oblio ha dato luce ai Canaan, band che ritengo essere tra le maggiori espressioni del Dark sound di casa nostra. Il sesto studio album della band, oggi in fase di recensione, si intitola “contro.luce” ed è espressione di una idealità decadente e di una poetica dalla forte intensità, elegante e meditativa che può trovare esplicazione ultima nel concetto di spleen e nella accezione che diede al termine il francese Charles Pierre Baudelaire.
“contro.luce” è composto da ventuno brani articolati in dieci vere e proprie canzoni ed undici “code” strumentali, queste hanno il compito di lasciar calare il sipario dell’attenzione fino a far sorgere la nuova affermazione sonora. Ma non solo, esse sono anche barlumi di inattendibilità che inquietano l’animo e lo percuotono fino a liberarlo da referenze. Ed è proprio la mancanza di referenze ad essere uno dei punti cardine di questo album. Si perché i Canaan, come pochissime altre realtà, concedono il proprio sguardo d’attenzione unicamente a sé stessi.
I brani sono formalmente lineari nella propria compostezza metrica, ma portano con loro sempre i tratti di una sperimentazione già attuata da tempo e che ora si concede alla composizione fredda, asettica e rassegnata e che contempla tanto l’uso di suoni sintetici, quanto di calde armonizzazioni. Ma il punto di livello assoluto sono i testi di Mauro, assimilabili in tutto e per tutto alla poesia, sia per la ricercatezza verbale che per l’estrema profondità concettuale. Le argomentazioni trattate dagli stessi, eludono impeti e slanci romantici votati a cogliere momenti di temporalità passata e di bieco sentimentalismo. Esse sono, piuttosto, raffigurazioni di una condizione di impotenza profondamente esistenzialista; ed in merito a ciò sono, a volte, agghiaccianti.
In conclusione, non vi è giudizio soggettivo che tenga ad una espressività di cotanta ampiezza, ma solo una oggettiva ammirazione. Un esercizio strumentale sulla trasformazione del concetto di possibilità in impossibilità, decadente ed affascinante come l’accresciuta percezione dello stesso. Un capolavoro.