
A tredici anni da “Messiah of Confusion”, ritornano i Count Raven, uno dei nomi più rappresentativi in ambito Doom Metal. E lo fanno con una operazione sonora volta a mettere in luce le radici del proprio sound. Un sound che oggi si riempie di reminiscenze seventies e che guarda con insistenza (complice anche il timbro vocale di Dan "Fodde" Fondelius, simile a quello di Ozzy) ai Black Sabbath, e che in virtù di ciò, accantona i toni dai picchi epici che la facevano da padrone negli albums precedenti, e si fregia di elementi maggiormente oscuri e soffocanti.
“Mammons War” si compone di undici episodi di valore eccelso che si muovono lungo tre linee guida ben definite, queste sono: Dark-Rock pregno di groove dalle sfaccettature acide, che si esplica attraverso un continuo di riffs quadrati, pesanti ma sempre composti nel proprio scandire, ove vengono maggiormente in primo piano le influenze del sabba nero (“The Poltergeist”, “Magic Is...”, “Nashira”, “To Kill a Child”). Doom Metal fosco ed intenso carico di riffs plumbei, tempi soffocanti dal flavour evocativo (“Scream” , “The Entity”, “A Lifetime”, “Seven Days”). Prog-Rock fatto unicamente di synth , lugubri squarci di tastiera e vocals velate di intimismo (“Mammons War”, “Increasing Deserts”). Citazione a parte merita la splendida ballad “To Love, Wherever You Are”, che con la propria malinconia di fondo non ha nulla da invidiare a quella “Solitude” dei Sabbath, che ancora oggi ammalia.
Un album che riesce ad essere fedele al sound da cui è stato partorito, ma che ha il merito di godere di una intrinseca diversità di umori che tengono lontano l’ascoltatore da sensazioni di tedio. Un nuovo must per la band svedese. Il corvo ha ripreso a volare.