
Diedero alle stampe, poco più che adolescenti, uno dei dischi capolavoro del Thrash Metal made in Bay Area, “The Ultra-Violence”, ma non riciclarono al propria rabbia giovanile, anzi la svilupparono verso modalità maggiormente ironiche e diedero alla luce quel “Frolic Through the Park” che a suo modo operò una piccola rivoluzione in ambito Thrash. Si affacciarono negli anni 90 con un album dalla maturità disarmante “Act III”, un vero e proprio lavoro capace di fare scuola. Poi il silenzio seguito dalla parentesi The Organization e finalmente nel 2004 “The Art of Dying” che li riportò in auge grazie a quel mix di rabbia old school e raziocinio dal piglio sonoro moderno.
Come avrete facilmente intuito, sto parlando dei Death Angel, a mio modo di vedere, una delle espressioni principi di tutta la scena Hard & Heavy, in particolare perché la band ha sempre amato stupire, ma si sa il mercato richiede sempre il proprio tributo ed ecco dare alle stampe, nel 2008 quel “Killing Season” che pur nella sua eccellenza, mancava di innovazione e tendeva a scimmiottare troppo il suo predecessore. Oggi nel 2010, la band appare di nuovo pronta a stupire, anche se non in maniera completa. Infatti “Relentless Retribution” è un lavoro che appare ancora legato a “The Art of Dying”, ma che si sviluppa con modalità leggermente diverse lasciando presagire per il futuro una svolta decisiva.
L’album in questione è composto da 12 brani davvero buoni, capaci come al solito di mettere in evidenza tutte le caratteristiche della band americana, prima tra tutte, quella personalità che fa si che ogni album dei Death Angel sia un piccolo evento. Le modalità con cui l’album si fa strada sono, come detto in precedenza, figlie delle ultime produzioni ed insistono nella ricerca di melodie dal piglio moderno costruite su riffs ora veloci ora dalla fisicità trattenuta e ragionata. Tali sono “Relentless Revolution”, “Claws In So Deep” (brano che vede come ospiti il duo Rodrigo y Gabriela alle chitarre acustiche). Di altra natura e più vicina agli stilemi Thrash Metal classici, “River Of Rapture” (con un chorus epocale), “This Hate” e “Death Of The Meek”. C’è poi una manciata di brani dalla forma maggiormente innovativa e questi sono: “Opponents At Sides”, superlativa nelle armonizzazioni vocali e nei riff aperti a dinamiche puramente Rock, “Volcanic” invece è una splendida ballata cantata da Rob Cavestany dal mood triste ed intimo, ed è uno dei brani migliori del disco tutto.
Vi è davvero poco altro da aggiungere, ad un lavoro che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la band ancora una volta è stata capace di trovare il giusto equilibrio compositivo e stilistico. Un lavoro con la testa al passato e con una attitudine tutta votata ad affermarsi nel presente.