
A render nota al lettore la collaborazione di Heavy Impact con la label genovese Black Widow Records, arriva questo che sotto tutti i punti di vista è un vero e proprio pezzo di storia del Doom Metal a cui l’etichetta in questione e la volontà di Victor Griffn e Joe Hasselvander hanno dato forma.
“Alive in Death” è una raccolta di materiale live (1982,1983) e materiale rarissimo (la prima jam session della band ed il demo di culto “Whore”), nata per riportare alla luce una band unica. Una band nata dalla volontà di Griffin che poi si completerà in maniera definitiva, sotto il moniker Pentagram con la release di “Relentless” (1985). Una band capace di far propria la lezione dei Blue Cheer, in particolare per il tributo ad un sound saturo ed eccessivo, ed il piglio ossessivo e fosco dei Black Sabbath (Master of Reality-era). Questo erano, ed alla luce di questo album, sono i Death Row, riportati qui in auge in una dimensione live allucinata e profondamente tetra, merito anche della partecipazione del folle vocalist Bobby Liebling che brano dopo brano da forma alle visioni di Griffin e soci. Visioni che riprendono a piene mani le tematiche della letteratura nera statunitense, Poe su tutti.
“Alive in Death” è un doppio album e mentre il primo dei due dischi che lo compongono ci regala le performance live della band a Knoxville, Tennesse (Settembre ’82) a cui si aggiungono due apparizioni dell’anno successivo, incluso quello che fu l’ultimo show dei Death Row. Il secondo disco è un concentrato di materiale rarissimo e fino ad ora inedito che fa propria la prima jam session tenuta dal combo (che abbraccia anche una piccola parte del repertorio Sabbath) e il demo del 1983 “Whore”, vera e propria relase di culto, che include tre brani tra cui la titletrack (che sarà ripresa dai Pentagram nell’album “Review Your Choices” con il titolo di “Change of Heart”), la macabra “The World Will Love Again” e quel piccolo gioiellino di paranoia ed ossessione di “Madman”, vero e proprio brano manifesto.
Un album che elude la forma di semplice prodotto di commercio e che va a ritagliarsi un vero e proprio limbo nell’animo di ogni vero cultore del genere. I Death Row erano e sono un vero e proprio campionario di sonorità fosche oscure e pesanti ed in questo album vengono fuori in maniera più sporca ed eccessiva che mai e non ripuliti e formalizzati come in quel “Relentless” al quale è stato fatto accenno.
Riscoprire questa band è assolutamente d’obbligo, farlo con questo album che ne cattura l’essenza più pura ed inalterata è un profondo piacere.