
Se Heavy Impact fosse di materia cartacea, si udirebbe un “fermate le rotative”, frase di manifesta sorpresa rispetto a “Anthems of an Empyreal Dominion”, secondo full dei semisconosciuti deathsters turchi Decimation. Un lavoro in grado di rompere gli equilibri e di apportare nuova linfa nell’antro del Brutal Death Metal di matrice tecnica, si perché questa è una di quelle release destinate ai cultori del genere, ma che per questo sanno e voglio far propria una chicca.
Senza spendere troppe parole, mettiamo subito in chiaro che il combo turco si fa autore di una miscela sonora capace di guardare tanto alla precisione chirurgica devastante dei Necrophagist (quelli più grezzi e meno narcisisti “Onset of Putrefaction”) quanto alla coralità arcana e sinistra dei Nile, non a caso le tematiche dei brani si nutrono di mitologia sumera. Dieci brani, che spesso sfiorano la soglia della perfezione compositiva ed esecutiva, guidati da un mood di fondo che plasma in maniera sublime caos e creazione; ed è proprio il concetto di caos come forza creativa che l’album mette in primo piano grazie ad una quantità di accelerazioni e cambi di tempo capaci di lasciar sorpreso anche il più consumato degli ascoltatori. Ma quello che più mi preme sottolineare è che l’elevato tasso tecnico della band non smussa mai l’appeal brutale che caratterizza i brani, ma aggiunge quel coup de théâtre che svilisce anche la critica più feroce.
Le tracce contenute nell’album sono tutte ottime, con citazione per “Nocturnal Chaos” e per l’apocalittica “Profane Councils of a Higher Debauchery”, dove l’accostamento ai mostri sacri sopra citati, diviene vero e proprio termine di paragone stilistico. E come si diceva in apertura, “fermate le rotative” perché questo mese i riflettori vanno puntati sulla band turca, e sul crepuscolo di dei pagani che il sound degli stessi è capace di generare. Imperdibile.