
Un affresco di Doom Metal contemporaneo a tinte fosche. Non vi sono altre denotazioni riguardo ad un lavoro di caratura sopraffina quale è “Entering Darkness” dei francesi Eibon. Fautori di un Doom Metal dal piglio fortemente atmosferico, i transalpini portano nel proprio sound anche tutta la trattazione di Black decadente legata ai primissimi lavori dei Katatonia. Quanto detto, non deve far però pensare agli Eibon come l’ennesimo gruppo clone in balia di stati depressivi, la band e l’album in questione hanno personalità da vendere e ciò è dimostrato da un continuum di spettri psichedelici che si innestano entro le sei tracce che compongono il lavoro e che sono manifesti di ossessiva intimità.
Il disco è un vera e propria esperienza sensoriale che inghiottirà ogni ascoltatore in un lungo baratro ove le coordinate spazio/temporali si annichiliscono e cedono il passo ad un oscuro medioevo interiore fatto di arpeggi malinconici, riffs lenti e ritmiche che scandiscono in maniera snervante le poetiche sofferte e straziate del vocalist Georges Balafas, sempre su tonalità ruvide e marce. Di tutto rispetto anche le componenti Sludge che rendono epocali brani come “These Chains” e “Path To Oblivion”, anche se tutto l’album è un delirante inno ai buie concezioni di vissuto.
Non vi sono parole che possano rendere giustizia ad un lavoro come “Entering Darkness”, proprio perché il suo essere vera e propria esperienza sensoriale, elude ogni rimando ad una oggettività esplicativa. Di certo, se farete vostro questo piccolo capolavoro, il vostro approccio con gli stati di non-luce si modificherà in maniera consistente. Preservate le vostre preghiere e gli impeti vitali per altro, qui vi è solo un omaggio alla totalità monocromatica del buio, entro il quale il disfacimento di ogni concezione è ampiamente superato.