
Descrivere attraverso la musica, il declino verso cui si avvia l'umanità, è impresa assai ardua, non tanto per ciò che concerne la componente lirica e concettuale, ma proprio per ciò che concerne la componente musicale e compositiva (in senso stretto). Il tentare di donare ad ogni nota, quella essenza di disfacimento e decadimento, che accompagna ogni declino, è cosa che richiede una accresciuta percezione, dei limiti entro i quali la musica può spingersi nel farsi portatrice di stati d'animo, eludendo così ogni rimando all'artificio e divenendo simile per essenza a quella che può essere definita, arte, ovvero concetto bastante a se stesso; questo è Chronicles Of A Dying Era, un album decadente, che comunica un incombente senso di fine.
Gli Epochate, duo romano composto da Victor Love (già con i Dope Star Inc.) e Noras Blake (Spineflesh/Edenyzed), ci regalano un album, eccellente, che riesce a combinare in una dialettica superiore, orchestrazioni maestose e freddo rock industrial, dall'incedere ruvido, sintetico e asfittico. Il tutto, senza tralasciare mai il gusto per la forma-canzone, componente questa, che avvicina il duo capitolino, alle produzioni dei Rammstein, per ciò che concerne gli intenti, e non la proposta musicale, che resta sempre personalissima, fresca, e che proprio per questo, è dotata di un taglio internazionale, riscontrabile in poche bands, della nostra penisola.
Un album, che potrebbe avere la sola pecca dell'irripetibilità, che riesce a combinare, industrial, dark, new wave e metal, senza mai eccedere in nessuna di tali componenti, ma trovando in ogni singola composizione, quell'equilibrio che ne mette in piena luce la vena sperimentale.
Musica in essere, che descrive sensazione di fine, e quindi di incombente passaggio alla non-essenza.