
Formatisi ormai da oltre un decennio, ma giunti alla prima release solamente nel 2004, danno alle stampe quello che è da prassi comune ritenere l’album della conferma, ovvero il terzo, gli svedesi Facebreaker, vero e proprio marchio di garanzia per chi è alla ricerca del Death Metal più puro, ignorante e minimalista.
“Infected”, questo è il titolo del lavoro in questione, nonostante possa essere additato dai progressisti del genere come un copione di facile lettura e di scarsa originalità, è in realtà un album sorprendentemente marcio, capace di rievocare tanto lo stile sporco e carnale dei Massacre, quanto le ritmiche ed i riffs grassi e monolitici che hanno fatto la fortuna dei Bolt Thrower, a quanto detto si aggiunge il gusto macabro per alcuni passaggi asfittici di scuola Grave. Naturalmente con tali premesse, capirete bene che questo nuovo trattato di marcia ed infetta materia Death Metal non tollera alcuna forma di compromesso.
Lungo le undici tracce, per una durata di trentasette minuti, vengono sciorinati tutti i tratti di un genere rappresentato nella sua veste primigenia, di quello che ad inizio anni 90 fece breccia nel cuore di tanti metallers. Che si tratti della devastante furia di “Torn to Shreds”, della più ragionata marcia cruenta “Cannibalistic” o del pesantissimo down-tempo di "Epidemic", il tratto distintivo della band non si smarrisce mai e porta con sé la forza di una tradizione sonora che non vuol saperne di gettare la spugna.
Naturalmente un plauso va alla produzione Jonas Kjellgren, perfettamente in tono con le produzioni più blasonate della storia del genere, ed alla prestazione vocale di Roberth "Robban" Karlsson, che finalmente riporta in auge, il tanto denigrato growl primitivo, efficacissimo e distante anni luce per intensità dal piatto growl brutal, quanto dal fastidioso scream. Ultima citazione, va al brano “Mankind Under Siege” che è in tutto e per tutto figlio di quel “Warmaster” dei Bolt Thrower già citati in apertura. E se questo non basterà a farvi innamorare dei Facebreaker, allora pensate alla soddisfazione che avrete a farli sentire all’amico di turno dicendogli che ciò che avete amato in adolescenza, ha ancora vita.
D'impatto nella mia top list di fine anno, e scommetto che a molti dopo l’ascolto scapperà anche una lacrimuccia, anche perché l’album non annoia mai e saprà scuotervi nelle viscere. Death Metal Kills!