
Nonostante tutto, bisogna convenire (e non si può fare altrimenti) riguardo al fatto che i Fear Factory sono una delle formazioni che ha maggiormente influito nella crescita del metal tutto, in particolare per il proprio modo di porsi rispetto ad un genere come l’industrial. A differenza di altre formazioni come Ministry o Godflesh che hanno privilegiato la dialettica macchina/uomo, i Fear Factory hanno sempre cercato di ridurre la materia uomo a quella macchina. Ed è proprio in virtù di quanto detto che “Mechanize” è vera e propria rappresentazione di essenza, fin dal titolo, ma procediamo con ordine.
Prima di tutto c’è da rassicurare il lettore rispetto alla performance di Gene Hoglan, una perfomance assolutamente devastante, chirurgicamente scandita, esteticamente fredda e cinicamente precisa, a questa si sommano i riffs del redivivo Dino Cazares, vero e proprio demiurgo di fobie distorte e schizoidi e le vocals di un Burton C. Bell ritornato, dopo anni di oblio, a privilegiare tonalità basse e ferali. Il risultato è facilmente intuibile, 10 brani di pura ed intensa fenomenologia di paura e ruggine, 10 strumenti di tortura psichica ove spiccano i piccoli capolavori di “Industrial Discipline” e “Fear Campaign”, due brani perfetti per articolazione e feeling. Prescindendo dai meriti di queste due tracce, tutto l’album si staglia su una soglia qualitativa che sfiora l’eccellenza, ed anche se dopo vari ascolti si ha l’impressione che il sound di “Mechanize”, in alcuni frangenti, sia molto vicino a quanto fatto dai Divine Heresy, questo non toglie merito ad un lavoro che resta riconoscibilissimo, grazie alla personalità spiccata dei suoi autori, e per questo, sempre originale.
L’unico smacco che si potrebbe trovare a “Mechanize” è la mancanza di un brano, forte di facilità come lo furono “Replica” e “Slave Labor”, ed in generale, di quell’animo misto tra marcescenza ed implosioni patinate che aveva caratterizzato “Archetype”. Ma con tutta probabilità, questo album è lo specchio di ciò che oggi è la band, una band che ha inaugurato, idealmente, un nuovo ciclo e che è tornata a fare paura. E come loro stessi recitano in un verso di “Fear Campaign”: “What do you fear? Fear is your god” ; alla luce delle qualità espresse, come dargli torto?