
Suonare melodic-death metal, cercando di distogliere lo sguardo dalla scena svedese, o meglio, cercando di far proprio solo l’approccio alla melodia di quella stessa scena filtrandolo attraverso la propria personalità, è impresa quanto mai ardua. In particolare se si tiene conto della miriade di bands che negli ultimi anni hanno cercato di far proprio il discorso musicale dei vari At The Gates e Dark Tranquillity scadendo nella semplice attuazione di un sound-clone.
A mettere in discussione queste considerazioni, di cui sopra, arrivano i Fragments of Unbecoming, band tedesca, giunta con questo nuovo “The Everhaunting Past: Chapter IV A Splendid Retrospection” al terzo studio album.
La band dimostra sin dall’opnener “Vast” (preceduta da un intro) di essere in possesso di una personalità spiccata, una personalità che si attua attraverso un brano dalle strutture ricercate ove viene sempre in primo piano un gusto melodico fosco ed intenso, in particolare negli intrecci chitarristici carichi di rimandi a quelle prime produzioni At The Gates. Quelle stesse che vedevano la messa in eccellenza di quel feeling oscuro e profondamente ermetico che l’accoppiata Anders Björler/Alf Svensson era capace di donare ai brani di “The Red in the Sky Is Ours” e di “With Fear I Kiss the Burning Darkness”.
Lungo tutta la durata dell’album si assiste ad un venire in primo piano di songs ben strutturate, dotate sempre di una intrinseca ricercatezza, che riescono a donarsi in senso pieno e compiuto con il progredire degli ascolti. Tale ricercatezza passa attraverso un songwriting che elude sapientemente ogni banalità di sorta, riuscendo a spiazzare sempre l’ascoltatore grazie al proprio donarsi in modi multiformi, fatti di continui cambi di tempo, di umori e di strutture che trovano la propria risoluzione ultima in quello che è il fattore qualitativo del sound tutto che la band mette in campo.
Sia che esso si tinga di elementi oscuri e sofferti, sia che strizzi l’occhio all’immediatezza di derivazione thrash, il sound dell’album resta sempre riconoscibilissimo, merito anche della prestazione di Sam Anetzberger (già nei Dead Eyed Sleeper) che riesce ad impreziosire il tutto grazie ad un cantato che nel suo oscillare tra dichiarazioni di fisicità estrema (growl) e slanci carichi di pathos nero (scream), amplifica ogni singola sensazione che la band sciorina traccia dopo traccia.
Un album ottimo, capace di approcciarsi ad un genere, fin troppo inflazionato, sempre in maniera estremamente personale.
Se siete alla ricerca di una lavoro dalle strutture ricercate, dalle linee melodiche oscure e non avete paura di confrontarvi con esso, “The Everhaunting Past: Chapter IV A Splendid Retrospection” saprà premiare il vostro cercare. Vivamente consigliato, in particolare ad un ascoltatore maturo.