
Terzo album per i Geïst, band tedesca già autrice di Patina (2005) e di Kainsmal (2006).
Prima di iniziare con la recensione vera e propria, volevo soffermarmi, sullo stato della scena black metal (di cui i Geïst, fanno parte) attuale. Essa, ormai è ritornata ad essere un fenomeno di culto, ciò grazie anche all'affievolirsi degli ardori, che fino a qualche decennio fa, provenivano dalla Norvegia ed alle scelte degli ascoltatori, che hanno preferito abbandonare quelle, che al tempo, erano band nate sull'onda della tendenza del momento. Questo ritorno allo stato di genere di culto, ha fatto nascere alcune realtà interessantissime, tra queste i Geïst di Galeere, album che si candida ad essere una delle uscite di maggior peso all'interno della scena.
Galeere è un disco dotato di una intensità unica, che riesce a far convivere, senza forzature, black metal, dark-ambient e Doom Metal. Vi si possono trovare i crescendo, in pieno stile black, che rimandano ai Satyricon di Nemesis Divina, riffs che ricordano i Katatonia ed una componente "epica" che non diviene mai pomposa ed eccessiva.
A partire, dalla iniziale titletrack, ai quindici minuti della finale Unter Toten Kapitänen, ci si trova al cospetto di una qualità sonora superiore, che riesce ad articolare le strutture black che ne sono alla base, sempre in maniera intelligente, passando da momenti riflessivi e pregni di pathos (l'uso del synth, si rivela fondamentale in questo), a momenti fatti di pura furia, che si mescolano, alle melodie sinistre create dalle chitarre ed alle sceram vocals (di fattura ottima) di Cypher D. Rex.
Di rara bellezza, anche la scelta del concept, che Galeere affronta, e che riporta alla mente il romanzo ottocentesco, ed in particolare il quello di matrice horror psicologica, su tutti, ci si può ritrovare il Gordon Pym di E.A. Poe, o il mito dell'olandese volante e della propria ciurma fantasma.
Galeere, nel proprio darsi, riesce ad essere come il mare che campeggia in copertina; bello, ammaliante, pregno di forza e profondamente spietato.