
Voglio iniziare questa recensione con un invito rivolto a quanti apprezzano le sonorità Stoner/Doom; segnatevi il nome Horn of the Rhino, perché questa band spagnola, già conosciuta con il nome di Rhino ha partorito uno degli album di questo 2010. “Weight of Coronation”, questo il titolo del disco, è il classico album che rimarrà negli annali, perché è un vero proprio compendio di gloomy sound, capace tanto di regalare assalti lenti e gravidi di sonorità Doom, quanto di farsi ossessivo e coinvolgente nel più classico Stoner. A quanto detto, si somma un sostrato, nelle melodie vocali che rimanda agli Alice In Chains più oscuri e che spesso si abbandona alla destabilizzazione sonora e disturbante dei Neurosis.
Otto brani dove regnano suoni bassi, viscerali ed essenziali nelle strutture, che nascondono una ricchezza nelle melodie e nella qualità del songwriting di valore assoluto. Le tracce presenti non scendono mai al di sotto dei cinque minuti di durata, con picchi di dodici primi, e si impongono grazie ad un mood di fondo ipnotico, magnetico e votato a creare sensi vertiginosi. E se “Mass Burial Punishment” gode di una parte centrale dove si associano insieme volontà psichedeliche, rallentamenti snervanti ed accelerazioni capaci di creare un vero e proprio wall of sound, la successiva “Sovereign” è una traccia onirica, dove il timbro caldo di Javier Gálvez (impegnato anche alla chitarra) sembra quasi distogliere l’attenzione dell’ascoltatore dal pesantissimo riff di base fino al sopraggiungere di apocalittici suoni di hammond.
La prova della band, lungo tutta la durata del disco è assolutamente perfetta, con citazione particolare per il singer, che interpreta in maniera passionale e partecipata gli incubi disegnati dai testi; donano i brividi i momenti in cui lo stesso vocalist regala vocalizzi altisonanti ed aspri, così come quando si dedica a tonalità basse e grevi.
E se proprio la mia descrizione non ha stimolato in voi, quantomeno, un briciolo di curiosità, vi basterà estrapolare da quanto scritto, le referenze sonore, sommarle e lanciarle entro stati mentali alteri ed ipnotici, in modo tale da render più vicino a voi, questo piccolo abisso di suoni. Un capolavoro che partendo dai Black Sabbath e guardando a quanto accaduto negli anni a seguire, si impone come l'album più vicino all'idea di Doom contemporaneo.