
Ci sono due motivi principali che determinano la buona riuscita di un esordio discografico di prim' ordine: il primo è una lunga e dura gavetta, il secondo è un' indubbia abilità nel mettere insieme accordi e parole. Ovviamente questo secondo motivo va comunque condito con una spiccata personalità da parte di chi si avvicina alla carriera musicale “professionistica”, per non scadere nella mera copia di ciò che è stato già fatto. In questo senso i Kill The Easter Rabbit dimostrano di aver davvero imboccato la strada giusta verso quella che può essere una creatura musicale d’alto retaggio.
Muovendosi magistralmente tra lo Sludge di casa Melvins, Doom, punk rock e rock progressivo seguendo un po' le orme di coloro che hanno fatto la storia dei derivati del doom e che, di volta in volta, hanno saputo dare un enorme contributo alla scena: parliamo di Kyuss, Electric Wizard, Dawn ; giusto per citarne alcuni. I KTER mettono insieme una macchina Stoner/sludge in grado di creare atmosfere cupe e ansiogene degne dei migliori Type o Negative, ma molto più veloci e incazzati, con un atteggiamento verso le cose estremamente violento, tanto da poter pensare che potrebbe senza dubbio esserci un Nietzsche a pizzicare le corde delle chitarre.
“Apokatastasis” è un disco che può essere considerato un piccolo compendio della storia del Doom e dei suoi derivati più aggressivi e veloci, un lavoro che non può non piacere ai cultori del genere e a coloro che sanno apprezzare anche cose “nuove”. Non che questo disco sia esattamente qualcosa di completamente nuovo dal punto di vista musicale, ma ha tutte le carte in regola per essere quella “farfalla che batte le ali in Amazzonia e causa un uragano in Texas”.
Insomma, passi in avanti rispetto al precedente EP (murdering Your Heads) ne sono stati fatti e questo è innegabile; se pensiamo che siamo appena agli inizi questa è sicuramente una band da non perdere di vista e sulla quale puntare qualcosa.
In Doom We Trust.