
Ci sono bands che con il proprio sound riescono ad identificare un intero genere. E questo è il caso dei Lynyrd Skynyrd. Una band che da sempre rappresenta quell’ideale sonoro che miscela: hard rock, southern, rimandi blues e che gode del proprio spirito fatto di semplicità e purezza. God & Guns non fa eccezione a questa norma e ci presenta la band in una forma smagliante, una forma che ancora è capace di partorire songs bellissime come l’esplosione hard di “Still Unbroken”, che sintetizza in maniera splendida lo spirito della band, in particolare nel proprio rivendicare una presenzialità fatta di costanza e determinazione, una presenzialità che è passata indenne attraverso lutti e cambi di formazione, e che oggi appare più che mai viva. L’album prosegue in un continuum di emozioni, come in “Simple Life” una country-song dai toni caldi ed intensi, o nel hard-blues di “A Little Thing Called You” fino a giungere al’anthem “Skynyrd Nation”, che è pura essenza souhtern-soul e che da sola potrebbe essere elevata a vessillo di una intera tradizione sonora. Le emozioni che è capace di accendere God & Guns non tendono a placarsi, e a dimostrazione di questo arriva la sofferta ballad “Unvrite That Song”, che chiude una virtuale prima facciata del disco, con un flavour nostalgico.
La seconda (facciata virtuale) si apre con “Floyd”, bellissima nel proprio ricreare scenari che sanno di saloon, gioco d’azzardo e polvere da sparo, e si giunge così all’hard dallo spirito 70’s di “Comin’ Back For More”, dominato da intense intrusioni di hammond. Lo stesso spirito 70’s fa da sostrato anche a “Storm” e che guida l’incedere country rock della title-track. A concludere questo intenso viaggio sonoro troviamo “Gifted Hands” , ballad piena di sensazioni malinconiche, che chiude un lavoro che è una ennesima dimostrazione di classe.
Un album forte ed intenso, perfettamente in linea con la produzione Skynyrd. Ruvido come cuoio e intimo come preghiera.