
Incredibile debut album da parte degli svedesi Maim, fautori di un death metal classico, che ripudia ogni richiamo alla modernità, sia essa dal punto vista compositivo che da quello produttivo e lirico. Il risultato: From The Womb To The Tomb è un piccolo capolavoro che ha la forza grezza di un lavoro quale è Morbid Visions dei Sepultura (in più di una occasione sembra di risentire le vecchie growl vocals di Max Cavalera),e gli umori ferali di Severed Survival degli Autopsy.
Dieci pezzi, che sono dieci rimandi alle produzioni estreme passate, quelle che ancora incorporavano elementi thrash/speed e li fondevano con growl vocals, rallentamenti soffocanti e assalti fatti di marcescente aggressività. Signori, qui vi è l’essenza più pura ed incontaminata del death metal, una essenza che col passare degli anni è mutata, tradendo la propria natura volta a dare all’ascoltatore, tanta insalubrità sonora.
I brani presenti sono tutti di fattura superba e fanno dell’impatto il proprio punto di forza, un impatto che nella sua rozzezza risulta particolarmente efficace e pregno di umori mortiferi (come ben mostrato dalla cover). Cosa altro aggiungere…i Maim hanno il merito di aver riesumato (mai vocabolo è stato più appropriato in questa circostanza), le strutture, e le atmosfere primigenie di un genere musicale che si respiravano sul finire degli anni 80, o meglio in quel lasso di tempo che va dal 1987 al 1989, quando divenne palese all’audience metal tutta, la nascita di una nuova deformazione musicale.
From The Womb To The Tomb è un lavoro splendidamente marcio e ripugnante.