
Questo nuovo lavoro (il secondo full-lenght) dei nostrani Malfeitor ha la forza di donare nuova buia luce alla scena black metal tutta, e nel far ciò si serve splendidamente di pochi ed essenziali espedienti, che in maniera quasi alchemica, vengono plasmati dalla band in una dialettica superiore. Una dialettica fatta di momenti di puro odio che si associano a riflessioni Doom all’ombra delle quali nascono deformazioni evocative che si nutrono di melodie sinistre e sulfuree.
Incubus si compone di dieci movimenti dal valore qualitativo assoluto che si fanno strada senza forzature di sorta, e mettono in primo piano un gusto per il songwriting sempre originale (che è divenuto meno lineare rispetto al lavoro precedente), un songwriting che riesce a guardare alla tradizione del genere in maniera attiva e non ha paura di confrontarsi con essa, questo grazie alla spiccata personalità dei suoi autori. Una personalità vibrante, capace di annichilire l’ascoltatore come nel caso dell’opener “Down With Me”, o di cullarlo viziosamente attraverso vertiginosi modi evocativi, come nella fosca “Void Of Voids”.
In definitiva, ci si trova al cospetto di una nuova gemma che non si esaurisce dopo pochi ascolti e che necessità della dovuta attenzione da parte dell’ascoltatore, ma è cosa risaputa, che solo attraverso la ricerca si giunge a cogliere la vera essenza delle cose. Un lavoro che va ascoltato, compreso e assimilato con molta calma, perché riesce ad associare magistralmente decostruzione (per il proprio restare fedele al genere proposto in maniera attiva) e spiritualità (come rimando a una sinistra alterità).