
Si può far propria l'essenza della devastazione attraverso la musica?
Dopo aver ascoltato Behold The Failure, la risposta non può che essere affermativa. I Mumakil (che fanno propria la denominazione di quelle che per Tolkien, erano le bestie dotate di maggior forza distruttiva, in italiano olifanti) sono pronti a raccogliere l'eredità dei compianti Nasum e a portarla verso una eccellenza, che ha davvero pochi pari, per perizia tecnica e songwriting.
Behold The Failure, si compone di ventisette tracce votate alla distruzione più pura, tale voto non è mai frutto di bieche commponenti casuali, ma di lucida e fredda capacità tecnico/compositiva che si esplica attraverso un grind/metal di altissima scuola, che ha il pregio di disegnare attraverso le proprie architetture sonore, nuovi confini per il genere stesso. A partire dalla iniziale Brothers In Slavery sino alla finale Doomed, ci si trova di fronte ad una qualità sonora spaventosa, che fa di un blast beat "chirurgico" (in alcuni casi si resta davvero senza fiato, tale è l'impatto che la band riesce a dare) il proprio modus operandi.
Un album incredibile, che non annoia mai, per il quale è inutile spendere troppe parole.
Nutritevi di distruzione.