
Un affresco di folk music dai tratti intensi e fortemente spirituali, ove prende forma una sinistra essenza dal piglio post-black metal. È questo ciò che si cela dietro “Azimuths To The Otherworlds”, nuova fatica del progetto Nechochwen. L’album in esame è un vero proprio climax di espressività contemplativa, una espressività che porta con sé la religiosità visionaria dei nativi americani. Quattordici brani, per un ora di durata complessiva, nei quali vengono in primo piano una continuità di colorazioni acustiche, arrembanti percussioni, strumenti legati alla tradizione e vocals ora sinistre (quando si dipanano in forma di scream), ora raccolte ed intime, nel proprio svelarsi simili a preghiere ed invocazioni.
Un lavoro non facile e proprio per questo capace di resistere allo scorrer del tempo, un album che va ascoltato, assimilato e sentito senza alcuna forma di preconcetto e schematicità legata a ciò che può essere definito genere musicale. Sarebbe davvero inutile, in questa sede, soffermarsi sulle singole composizioni, anche perché si andrebbe oltremodo a snaturare l’essenza di una continuità sonora che è prima di tutto emozionalità. Innamoratevi di questo album, scoprirete un intero universo di movenze ove la spiritualità e la musica tendono a fondersi in una combine di arcana forza trascendente.