
Troppe volte snobbati dal grande pubblico, ed altrettanto relegati ad uno status, di band secondaria del movimento death-black svedese, i Necrophobic, hanno fin troppo, brillato di sola luce riflessa, quel riflesso, che proveniva da band quali Unanimated e Dissection. Oggi i Necrophobic, sono una band matura, capace di comporre un album praticamente perfetto come Death To All (vero e proprio proclama), una band pronta a godere di buia luce propria.
Death To All, è senza ombra di dubbio, il lavoro migliore della band svedese, un lavoro, che riesce a coniugare magistralmente: riffs veloci e spietati (in alcune occasioni, ricordano gli Salyer), blast-beat, preciso e chirurgico, e aperture melodiche crepuscolari. Grazie a ciò, la band, è oggi capace di creare veri e propri capolavori, come: l’annichilente Celebration Of The Goat, la malvagia Revelation 666, capace (nei suoi sette minuti), di coniugare in una dialettica superiore, l’aggressività della scuola black norvegese, stacchi ritmici di matrice death, e squarci melodici dal feeling sinistro, come nella miglior tradizione Dissection; raggelante la parte finale, dello stesso brano, con i duelli chitarristici di Johan Bergebäck e di Sebastian Ramstedt. Sugli scudi, un brano assolutamente devastante, come La Santissima Muerte, ove si rivede la vecchia tradizione black-thrash, che lenta cede il posto, a melodie che divengono epiche ed emozionanti, nella loro malevola essenza.
Tutto l’album si muove su tali coordinate, e palesa una qualità, tecnica e compositiva elevatissima. Death To All è un album, che riesce ad essere spietato e morbosamente accattivante, e per questo merita una attenzione particolare. Tra le uscite di maggior spicco in campo estremo.