
Quando i concetti si associano in forma piena e compiuta alla musica, allora questa tende ad avvicinarsi in maniera totalitaria alla definizione di arte, in tal modo elude il suo essere prodotto di consumo ed si predestina all’immanenza. Tale spiegazione è forse anche avara a dare idea al lettore riguardo a questo capolavoro che porta il nome di “Andromeda Awaiting”, terzo album generato dai Nucleus Torn, band svizzera che nel proprio antro lontano dal clamore ha già regalato in passato due full “Nihil” (2006) e “Knell” (2008). Oggi la band con questo nuovo album chiude una triade di composizioni legate alla sperimentazione avvenuta dopo l’ep “Krähenkönigin”. Una sperimentazione, che partita dai lidi progressive ha approfondito sempre di più la sua ricerca, plasmando insieme: Progressive Rock, partiture Folk, divagazioni Jazz e rimandi sonori di natura rinascimentale, sempre contraddistinti da un mood oscuro. È un po’ come se la vena decadente dei Dead Can Dance incontrasse i suoni eterei ed antichi degli Ataraxia.
I sei brani presentati, che come da tradizione (eccezion fatta per l’album “Nihil”) sono indicati unicamente attraverso numeri, sono colmi di poesia, grazie anche all’alternare agli strumenti di tradizione classica, vocalizzi dalle tinte Dark; non vi è ombra di distorsione lungo tutto l’album, anzi tutto è lasciato ad una purezza acustica che cattura l’attenzione in una dimensione sensoriale distante da ogni luogo. E così come la galassia di Andromeda è l’aggetto più lontano visibile all’uomo senza bisogno di artifici, così il sound della band riesce a portar lontano l’attenzione senza l’ausilio di note artificiose.
E se come profetizzato dal titolo la galassia di Andromeda è li in attesa ( la galassia di Andromeda è in avvicinamento alla Via Lattea), non resta che liberarsi da ogni preconcetto ed immergersi in questa esperienza che di sicuro amplierà i limiti conoscitivi di ogni singolo ascoltatore.