
E’ proprio vero, “ll lupo perde il pelo ma non il vizio”, ed infatti negli ultimi anni il nostro Peavy Wagner , nonostante ci abbia abituato ad un’ immagine di lui oramai glabra (e a mio giudizio, anche di dubbio gusto), non smette mai di proporci insieme ai suoi Rage, album degni di merito.
Ed ecco arrivare con la solita tempestività e puntualità (a cui la band ci ha abituato da più di un ventennio), il nuovo full-lenght “Strings To A Web “ , che nonostante abbia cambiato stile cromatico nell’impostazione della copertina, rimane sempre uguale nei contenuti, seppur ci sia stata un’evoluzione più raffinata e tecnica in molti brani.
Come volevasi dimostrare , è con “ The Edge Of Darkness “ che l’album apre in perfetto stile Rage, riconoscibilissimo anche da chi non sa cosa sta ascoltando. Con queste premesse i nostri riescono in “ the Beggar’s Last Dime” a rievocare il refrain di “ Sent by the Devil “, ponendo però il tutto in un contesto nettamente più tecnico , meno aggressivo e meno veloce, dando all’astante sempre la certezza di chi sta ascoltando.
Questo è sicuramente uno dei punti cardine che fa della band tedesca, il riferimento per coerenza, intesa però mai in un contesto di statica creazione musicale, ma sempre dedita a sfruttare la propria dote artistica e la propria esperienza, in scenari che vanno anche ben oltre quello che e’ l’heavy metal.
Basti ascoltare “ Fatal Grace” e “Connected “ per rendersi conto della magnanimità di idee, che rievocano (nello scorcio di un minuto e venti l’uno, e due minuti e cinquantatre l’altro), passaggi che potrebbero benissimo fungere da colonna sonora per i migliori film d’autore e non.
Ma l’enorme archetipo dei teutonici, sta proprio nel non perdere mai di vista il concetto principe di partenza ed infatti tocca ad “Empty Hollow Reprise “ ricominciare a far entrare l’album nel discorso iniziato, lasciando anche interagire in brevi riff, concetti di tecnica che non eccedono mai nell’arroganza , dando vita alla perfetta miscela di buon gusto che soltanto uno spirito equilibrato può concepire.
Ed è proprio l’equilibrio amalgamato al proprio modo d’essere e ad una buona dose di tecnica da parte di ognuno, il segreto dei Rage, che pone ancora una volta un proprio lavoro a grandi livelli, facendo sì, che chi lo ascolta possa spaziare in questi cinquantaquattro minuti di musica, facendosi coinvolgere da diversi stati d’animo.