
Quando si parla di hard & heavy italiano, vengono alla mente una quantità di bands incredibilmente trascurate dal grande pubblico. Tali bands, seppur con i limiti di una distribuzione e di un comparto di marketing non eccezionale, riuscirono ad imporsi grazie ad un forte tratto personalistico per nulla minimale rispetto alle produzioni estere.
Tra i tanti gruppi che non godettero delle alterne movenze della fortuna, vanno annoverati i Requiem di Mario "The Black" Di Donato. Una band unica nel combinare Doom, spettri Dark e rimandi alla costola più oscura della N.W.O.B.H.M. (Angel Witch, Witchfinder General ed il mood sinistro dei Venom). La band si forma nel lontano 1985 e di li a poco da alle stampe due demo: “Nunc et semper” (1986) e “Per Aspera” (1987) a questi segue un contratto con la Minotauro Records e la pubblicazione dell’Ep “Ex Voto“ (1988). Dopo un avvicendamento di singer, la band da alle stampe l’album “Via Crucis” (1990) e l’epitaffio dal vivo “Live” (1992).
Dopo tutto ciò la band si scioglie lasciando dietro di sé un oscuro alone di culto. Oggi nel 2010, grazie alla Blood Rock Records (dalla costola di Black Widow Records) i Requiem ed il loro operato sonoro vengono riesumati in toto, con la pubblicazione dell’intera discografia della band, in un ricco digipack composto da due cd, intitolato “The Story 1985-'92”. Quella dei Requiem è un piccola epopea sonora, non priva di asperità, che fece proprio il verbo oscuro legato alla paura della morte (vista sempre in un ottica dai forti connotati spirituali), è questo il tema principale entro cui nascono e si sviluppano tutte le composizioni della band; dalle prime dichiarazioni di brani come la buia “Angels Night” o come la veloce e sferzante “Destruction in the Dark”, alle movenze doom evocative di “In Domine Patris” e della splendida “Ora Pro Tenebris”.
La forza di un album retrospettivo, come questo, sta proprio nella possibilità che si da all’ascoltatore di cogliere i cambiamenti di un sound personalissimo. Un sound che ingloba la tradizione dark italiana, il riffng cupo di matrice sabbathiana e la forza grezza del metal classico, senza per questo risultare privo di un taglio personalistico di grande spessore, sia compositivo che lirico. Un sound capace di risuonare tanto aspro, quanto affascinante.
I Requiem erano, ed alla luce di questa release, sono un vero patrimonio dell’heavy di casa nostra e come tale vanno necessariamente riscoperti, fosse solo per il proprio restare sempre al limite di una dialettica lirica e compositiva che si nutre di escatologia, sacralità e dissoluzione e che risolve queste componenti in un continuum sonoro teatrale e misterico. Un vero e proprio pezzo di storia, tra culto e poesia di chiaroscuri.