
E se è un gruppo come i Rotting Christ ad avanzare una proposta del genere? Pensando ai trascorsi della band, e memori della perla "Theogonia" beh, la paura di rimaner delusi comincia a farsi strada. Ma per fortuna, non è stato affatto così. Era da molto tempo che non ascoltavo un concept-album degno di questo nome, che non fosse stato definito tale solo dalla band, ma che rientrasse effettivamente in questa definizione.
Un Concept-album nel senso lato del termine. Sì, perchè quello dei Rotting Christ è un lavoro che esprime un "concetto" che viene portato avanti per mezzo di evocazioni attraverso i suoni, che non si serve unicamente dell' espediente lirico: Orde oplitiche lanciate a bomba contro muri di soldati nemici, che esplodono in una furiosa battaglia, dalla quale solo una delle due parti uscirà vincitrice. Forse. È questo l' intento della band ellenica: raccontare il tormento, quello interiore e quello che circonda un guerriero dell' antica Grecia e la sua lotta per sopravvivere.
"Aelao"(questo il nome dell' undicesima fatica degli ellenici R.C.), è un disco che ha tutte le carte in regola per poter superare il suo predecessore. I Rotting Christ mettono da parte la violenza sonora per dedicarsi maggiormente alla ricerca melodica, in questo modo spostano la mira più che sull' impatto musicale su quello emozionale.
L' album si apre con la title-track "Aealo", il coro funebre Pliades (le cui performance sono sparse qua e la per tutto l' album) inizia, subito dopo: L' Inferno. Fiato alle chitarre, che non smettono un attimo di correre e la batteria che come un machete, cade senza pietà su ogni cosa gli si pari davanti.
Cornamuse da battaglia echeggiano nelle profonde e "teatrali" cavalcate di "Eon Aenaos" e nella frenetica "Dub-Sag-Ta-ke" che ci catapulta direttamente nel vivo della battaglia in atto. Dopo la strumentale "Nekron Iahes", c'è un punto di svolta nelle atmosfere dell' album, "Pir Threnontai" è l inizio di quella che sembra un' analisi introspettiva del guerriero di cui sono narrate le gesta in questo lavoro, che sembra sfociare nella pazzia con quella che è la traccia più violenta dell' album (strumentalmente parlando) "Santa Muerte". Chiude l' eccellente cover di Diamanda Galas (special guest di questo lavoro) : "Ordes From The Dead".
I Rotting Christ sono riusciti a ridare voce ad un genere che francamente ritenevo morto da tempo. A dispetto delle recenti produzioni dell' Olimpo nordico, pardon, dell' Asgaard del Black metal (che ha cessato di esistere con la tragica morte del compianto J. Nödtveidt) , i R.C. fanno molto meglio e confezionano un lavoro che supera di un gradino il predecessore Theogonia. Un delicato mix di folklore e violenza, che rendono Aealo davvero speciale.