
Tra la schiera non di primo piano per ciò che concerne l’essere sotto i riflettori, i canadesi Sacrifice hanno sempre sopperito a questa pecca regalando veri e propri capolavori di stile sonoro, basta pensare “Forward to Termination” o a “Soldiers of Misfortune”, albums che vanno annoverati in quell’insieme di pietre miliari del thrash metal. Oggi la band è tornata con un lavoro di portata assoluta, un lavoro che impone da parte di ogni buon cultore, una revisione di quelli che sono stati gli ultimi dieci anni in ambito thrash, ed insieme alla revisione, una riflessione su quanto possono essere considerate sterili le uscite di bands come Slayer, Megadeth, Kreator ecc.. al cospetto di questo “The Ones I Condemn”.
Un album che ha la forza di imporsi grazie alla classe dei suoi autori (ritornati per l’occasione alla formazione originaria), una classe che non è mai accresciuta da super produzioni ma che trasuda rabbia, passione e imperitura forza annichilente. Una forza che prende forma attraverso dieci tracce (più una bonus track) stilisticamente perfette, accorte ad evitare ogni banalità e ottimamente bilanciate nel proprio combinare impeto hardcore/thrash e sfumature riflessive (in piccola parte rispetto al passato) che hanno il merito, per contrasto, di accrescere l’essenza furiosa di riffs ed up-tempos.
Tra le songs presenti spiccano per fisicità: “The Ones I Condemn”, la dilettica di rabbia accresciuta e mid-tempo di “The Great Wall” e quel piccolo capolavoro che è “Hiroshima”, dove vi è il forte richiamo ai temi ed alle sonorità di furia hardcore/metal dei Discharge. Prescindendo dai meriti che ogni traccia ha, quello che è importante sottolineare è la prova della band, davvero a livelli impensabili dopo 13 anni di silenzio, su tutti il timbro velenoso di Rob Urbinati, con tutta probabilità, definitiva incarnazione del singer thrash metal.
Un album, per cui ogni singola descrizione e vana e non rende giustizia alle qualità in esso espresse. Vi basterà sapere che qui non vi è la vena pseudo politica di chi sta con i vincitori, come accade per i Megadeth, né i soliti proclami escatologici intrisi di anti clericalismo degli Slayer. Qui vi è la rabbia di chi è stato messo in secondo piano e da quello ha scrutato liberamente ciò che è marcio ed oggi lo urla con rinnovata forza.
Un capolavoro di rabbia e cruda violenza, un vero e proprio docu-drama d’impeto. Da avere ad ogni costo, e per dirla, nostalgicamente, come qualche collega anglosassone: buy or die. “The Ones I Condemn” sarà capace di riaccendere la passione per il genere tutto, fidatevi.