
Due nomi e due personalità come Steve Sylvester e Andrea "Thomas Hand Chaste" Vianelli, riescono sempre ad incutere la dovuta aura di autorità, e questo non solo per ciò che sono sati e sono i Death SS, ma anche per la caratura di cui si fregia ogni progetto che vede al centro uno dei due. In merito a quanto scritto, parecchi avranno già capito dove la recensione di “The Shining Darkness” primo album dei Sancta Sanctorum, andrà a parare. Ed infatti, il lavoro in questione rappresenta un piccolo punto di arrivo, che in realtà è un ritorno, alle sonorità ed alle strutture 70’s, vero e proprio “cruccio” di ispirazione per Steve.
Il disco è composto da dieci brani dominati da un mood ritualistico, dove prendono forma una continuità di riffs lenti d’ombra Doom, tracciati Progressive ed una volontà atta a rendere il sound ipnotico e pregno di forza arcana. Si va dalla escatologica “The End Is Near”, che è puro tributo al gusto per il riffing ed al cantato paranoico, alla filosofia negativa di “Black Sun”, dove tutta la trattazione del dark sound italiano viene messa in primo piano.
E se “Nothing Left At All” e “Master Of Destruction” spiccano per il proprio portare in primo piano cadenze figlie dei primi Black Sabbath, “When Hopes Are All Gone” è un oscura nenia che combina alla perfezione l’incipit buio dei Black Widow e le divagazioni degli Atomic Rooster (rivisitati in chiave distorta). Ed è proprio questa l’essenza che è a fondamento di questo disco, ovvero il suo rivisitare attraverso le spiccate personalità dei suoi autori un sound, o meglio una dialettica compositiva, che mira ad allargare le percezioni di chi ascolta. In questo senso la produzione rimanda con costanza ad un suono dalle modalità sature e ad una concezione (figlia di tutto l'Hard “settantiano”) ove l’essenza di chi compone è strumento ammaliatore e non semplice prodotto d’industria.
Vi è poco altro ad aggiungere a parte il parterre di ospiti presenti nei brani; tra questi: Mario “The Black” Di Donato che dona le sue concezioni fosche riguardo alla chitarra a due tracce. Concludendo, “The Shining Darkness” è un lavoro assolutamente strepitoso, capace di eludere ogni riduzione a qualsivoglia margine stilistico, proprio perché è l’unione di esperienze e di un bagaglio lirico/compositivo di valore assoluto.