
Intraprendere nuovi corsi sonori è sempre rischioso, in particolare se la band in questione ha un saldo background black metal. Ma se tale cambiamento avviene in modo intelligente e con un songwriting di livello eccelso, privo di soluzioni scontate e stantie, allora quello stesso sconfinare in sonorità distanti dal proprio background, non sarà altro che testimone di accresciuta coscienza compositiva.
Questo è ciò che accade in Privilegivm, nuovo album (il quarto in studio) dei tedeschi Secrets Of The Moon. Un lavoro stupefacente, perché riesce in maniera magistrale, e mai forzata, ad associare il nero feeling black degli esordi ad una viziosa componente dark fatta di morbosi picchi avant-garde, che richiama a se le sperimentazioni dei Celtic Frost di Into the Pandemonium e dei Samael. Lungo tutta la durata dell’album vi è la messa in eccellenza di soffocanti momenti dall’incedere lento e marziale sui quali prendono forma plumbei riffs, arpeggi malinconici, divagazioni pregne di dissonanze e oscure vocals che sotto forma di una continua litania, tessono il proprio tributo a realtà sinistre. Come nel caso dell’ipnotica “Sulphur” e delle fosche “I Maldoror” e “Queen Among Rats”, brani dotati di oscura voluttà e di fascinosi rimandi a lugubri sensazioni di decadenza. Una citazione particolare va a “Harvest (I Forgive Myself / The Tree of Life / Exsultet)”, mini suite, capace di riassumere in se tutti gli elementi del nuovo corso musicale dei Secrets Of The Moon.
Un lavoro maturo, oscuro e morboso come pochi. Privilegivm, come testimoniato dalla cover è un lavoro “peccaminoso”, nel senso che si spinge oltre ciò che il proprio genere di base (balck metal) concede. Fate vostra questa piccola gemma nera, una gemma che trasuda sinistre essenze edonistiche.