
Chi ha apprezzato il precedente full-length dei Septycal Gorge, “Growing Seeds Of Decay”, non rimarrà di certo deluso dal secondo prodotto dei brutaller piemontesi: così come il suo predecessore, il nuovo nato “Erase The Insignificant” si presenta fin da subito grezzo, ruvido e senza troppe finezze stilistiche, come ogni buon album Brutal-Death deve essere.
D’altronde gli intenti stilistici sono resi in maniera ineccepibile finanche dal titolo “Cancellare l’insignificante”, cosa che appunto il quintetto fa, ed anche dall’artwork di copertina del disco, ad opera di Marco Hasmann: due ciclopici torrioni, ricolme di tetre bocche dai denti taglienti che vomitano lava sotto ad un cielo di turbinanti fiamme, una grafica spaventosa, deviata ed evocatrice di remoti incubi non nettamente delineati.
Si capisce da subito il tipo di prodotto che si va ad acquistare e al momento dell’ascolto, non si resta delusi, già a partire dalla prima traccia “Deformed Heretic Impalement” che assume subito i tratti del muro sonoro, fragoroso e tagliente che i deathster italici ci spareranno in faccia per tutto il resto dell’album.
Sono davvero rari i momenti di pausa, ci si concede solamente qualche interessante cambio di ritmo, e brevissimi barlumi di sound più “pulito”, sono pochissimi, il giusto se si parla di un album brutal, ed in particolare possiamo osservarli in “Lobotomia” o nel crescendo iniziale di “Aprioristic Discharge”, che restano ad ogni modo, dei pezzi brutal al 100%. L’album prosegue, unitamente ad un cantato growl davvero ottimo che pare ricordare le tinte più oscure dei primi Cannibal Corpse, per fare un paragone un po’ forzato e scontato.
“Forgotten Faces of Human Prism” è violentissima e ricolma di distorsioni di chitarra che continuano a rincorrersi furiose, questo complicato “incesellamento” la rende forse la traccia più bella dell’album, almeno da un punto di vista prettamente stilistico. Continuando ad ascoltare, le note ti vengono sputate in faccia, se possibile con ancor più foga, come nel caso di “Psychotic Redemption” che merita la menzione di eccellenza per quanto riguarda la parte cantata, dove il growl si fa ancora più profondo, sfiorando la cacofonia nella sua oscurità, raggiunta con tonalità di bassi che raramente mi è capitato di udire.
Un piccolo intermezzo a violenza moderata è la strumentale traccia numero 8 “Elegy For The Wretched” dove le chitarre e le batterie sono più grevi, cadenzate e concedono 2 minuti insoliti, ma assolutamente non fuori luogo al fruitore, poi l’album riparte a pestare di brutto sulla doppia cassa e a distorcere le chitarre all’inverosimile nel gran finale “Speeches of Inadequacy” che chiude in devastante e truculenta bellezza questo secondo album degli ancor bravi Septycal Gorge: se siete dei deathster incalliti è un album da procurarsi a scatola chiusa, se non lo siete; beh provate sia mai che non vi si apra un orizzonte nuovo.