
Se dovessi basarmi esclusivamente sulla tradizione numerologica nel dare un giudizio riguardo ad “Omen”, settimo studio album dei Soulfly, potrei dire che, in questo caso specifico, i numeri non hanno mentito. Questi hanno assolto alla funzione fondamentale che gli aristotelici attribuivano ad essi, ovvero quella di essere in grado di spiegare il mondo e il modo di tutte le cose. Alla luce di quanto detto, il numero sette nella sua accezione positiva rappresenta le qualità della consapevolezza nel sogno, e nella sua forma negativa esso è associato a dubbio, inganno e menzogna.
“Omen”, dal punto di vista concettuale non è altro che ciò che è descritto sopra, si perché se da un lato i fattori come l’inganno e la menzogna sono oggi il vero e proprio modus operandi dei media e delle sfere che detengono il potere, il sogno e la consapevolezza della realizzazione di esso si fanno sempre più preminenti. “Omen” è tutto ciò, è consapevolezza di situazioni drammatiche e rabbia cruda entro la quale si svela una volontà di cambiamento, un cambiamento che deve rivedere i rapporti uomo/potere.
In virtù di tutto ciò, i mezzi dei Soulfly si fanno fisici e reali, abbandonano i rimandi al naturalismo tribale e si imbastardiscono di esplosioni Hardcore e compattezza Thrash, certo il sostrato Groove Metal di impronta moderna, nelle dialettiche sonore della band, ha sempre la propria importanza ma non fa la parte del leone, come già mostrato dalle ultime releases di Max Cavalera e soci; qui è la rabbia, la verità suburbana a dominare su tutto. Undici brani dove vengono alla luce i Nailbomb (“Bloodbath & Beyond”, “Vulture Culture”, "Counter Sabotage"), i Sepultura di “Chaos A.D.” (“Off With Their Heads”, “Mega-Doom”, “Jeffrey Dahmer”) ed il criticismo forte e maturo dei Dead Kennedys. Il resto dei brani anche se cavalca stilemi a cui la band ci ha abituato non smette di stupire, ci si trova così avvolti dal groove moderno e compatto di “Rise Of The Fallen” dove alla voce troviamo come guest Greg Puciato (The Dillinger Escape Plan), e spiazzati dalla claustrofobia di un brano come “Lethal Injection”, dove Tommy Victor dei Prong apporta frammenti di ruggine Industrial. Degno di merito il finale affidato alla strumentale “Soulfly VII”, un vero e proprio brandello di poesia, dal mood solare, aperto ad ogni forma di contaminazione.
Un lavoro che incanala rabbia, passione ed anelito verso la liberazione delle vere potenzialità umane, potenzialità che i media, schiavi del potere, sembrano aver fiaccato e ridotto ad inutili cianfrusaglie. Questo ed altro è “Omen”, un album che si candida ad essere tra le migliori release della band ed insieme si impone come un nuovo manifesto sonoro di protesta.