
Che gli svedesi The Black siano una band che privilegia l’essenziale a ciò che invece è legato ad inutili determinazioni, appare chiaro sin dal nome della stessa. Un nome che in realtà rimanda ad un concetto vero e proprio, così come ad un concetto rimanda il sound scarno che la band propone. Ma che oggi, nel 2009, questa cult-band ritornasse con un lavoro che racchiude in se la primordiale essenza luciferina del black, era cosa inimmaginabile. Ma procediamo con ordine, i The Black si formano all’inizio degli anni 90, per volontà di Jon Nödtveidt (Dissection) che prende lo pseudonimo di Rietas, e del batterista Marcus Perdersen, alias Leviathan. Nel 1994 esce il primo (e sino ad ora unico) album della band The Priest Of Satan, una gemma fatta di nero odio che in pochi seppero apprezzare. A tale evento seguirono anni di oblio spezzati dal suicidio di Jon Nödtveidt e da una lenta stesura di nuovi inni bui che culminano oggi in Alongside Death, un lavoro che forse è ancora più scarno e minimalista del predecessore, un album ove si affacciano gli spettri di Mayhem, Bathory ed Hellhammer. Un album che gode di furia e di rarefatti momenti d’odio fosco, capace di riportare in primo piano stilemi sonori fatti di decadenza e di morbosi squarci sinistri.
Qui non vi è nulla volto a snaturare un sound creato per restare se stesso, un sound completo nel suo essere semplice e privo di orpelli. Sarò ripetitivo, ma Alongside Death è un album capace di godere di una sola ed univoca denotazione: Black Metal.