
Insieme a pochissime altri, i Virgin Steele di David Defeis, sono la più fulgida espressione di ciò che si definisce Metal, e questo sia per la classe da sempre mostrata attraverso dischi di valore assoluto, sia per la capacità di fondere sapientemente partiture classiche e suond Heavy. Sempre lontani dall’autodefinirsi attraverso restrizioni compositive, hanno anche sempre eluso la moderna concezione di quegli aspetti sinfonici tesi a snaturare il sound metallico.
“In medio stat virtus”, dicevano gli antichi e come tale i Virgin Steele anche in questo nuovo “The Black Light Bacchanalia”, dimostrano una maturità disarmante nel non piegarsi agli stilemi di un mercato fatto di super produzioni e di arrangiamenti barocchi. Anche in questa occasione il sound di base è secco ed essenziale e non tende mai a far si che una delle due componenti, quella di derivazione classica e quella di matrice Heavy, si sbilancino. Anche perché per regalare all’ascoltatore sensazioni epiche non c’è bisogno di scomodare cori ed ingaggiare orchestre (o presunte tali), basta unicamente essere dotati di una passione per la storia e per la mitologia; cosa che il buon David ha sempre avuto in sé.
Undici brani che si posizionano sulla linea strutturale del predecessore “Visions of Eden” e che di questo album tendono a sviluppare il concept e le linee melodiche. Linee melodiche che in questo caso si fanno leggermente più malinconiche, come nel caso dell’incantevole “Nepenthe” o di “Eternal Regret”. La formula sonora tutta ha mantenuto costante la qualità, rispetto alle produzioni passate, ed ha sviluppato ulteriormente sia il lirismo sofferto che quello carico di forza ed orgoglio; su tale vena lirica spicca come al solito l’impareggiabile timbrica di Defeis, ancora una volta calatosi alla grande, e con trasporto, nelle vesti di un narratore di gesta eroiche e solitarie riflessioni storiche. L’album è pieno di “tocchi di classe”: si va dalle introspettive note di piano che formano e seguono il placarsi dei riffs, alle ritmiche imperiose e marziali.
Naturalmente, se ci fosse bisogno di ribadirlo, siamo al cospetto di un lavoro partorito da una band unica, una band che insieme ai Savatage ha saputo fondere alla perfezione, usando una metafora, acciaio e seta senza restare schiacciata sotto il peso di uno dei due. Una nuova gemma che saprà ristabilire i dovuti confini tra il mood cinematografico di ciò che oggi si definisce Epic, ed il piglio colto e votato alla ricerca di chi, grazie ad un matrimonio ideale, è dentro quello stesso concetto.
L’opera barbarico/romantica ha dato i natali ad un nuovo figlio.