
Rappresentare il tempo, per quanto possa essere possibile, è impresa ardua, ma la musica nella sua espressività votata all’astrazione può essere più che capace di far ciò. Nel caso della raccolta "Whom The Moon A Nightsong Sings", edita da Auerbach Tonträger/Prophecy, è il momento notturno a fare da protagonista di una splendida e decadente rappresentazione temporale.
Ventuno tracce, per lo più acustiche, divise tra rarità e vere e proprie esclusive, tracciate da un nugolo di artisti d’avanguardia, tra questi: Lönndom, Orplid, Nucleus Torn, Ulver, October Falls e molti altri. Quello su cui vorrei porre l’accento in questa recensione, è la diversità intrinseca che distingue questa release dalle classiche raccolte, infatti "Whom The Moon A Nightsong Sings" più che una semplice messa in ordine di brani è una vero e proprio compendio poetico, una continuità di inni notturni soavi nelle articolazioni e sublimi nell’estetica. E se i violini di “A Year Of Silence” degli Ainulindalë rimandano alla poetica triste ed elegante della “Canzone d’autunno” di Paul Verlaine, i quattordici minuti di “How Fare The Gods?” dei Syven tendono a cogliere una assoluta ed arcana essenza attraverso percussioni dagli echi Ambient. Tra questi, che sono forse i limiti più estremi del lavoro, sfilano: le divagazioni acustiche e sofferte di Nucleus Torn ed October Falls, la classe fosca degli Ulver ed la sfumata grazia sinfonico/romantica Empyrium.
Ma ciò che fa fare a questo lavoro il salto di qualità definitivo, è il riuscire a ritrovare sempre sé stesso nel centrale tema notturno, nonostante la diversità degli autori che di volta in volta dedicano al silenzio il proprio venire ad essere. Un lavoro dotato di una intensità disarmante, in cui il suono tende a farsi arte. Lasciar venir fuori il proprio autunno interiore non è stato mai così facile.
“E me ne vado Nel vento maligno
Che mi porta Di qua, di là, Simile alla Foglia morta.”
Paul Verlaine