
Un lungo viaggio entro una personalità oscura e deforme, oscillante tra depressione ed angoscia, è questo ciò che vi regalerà “Desecrated Internal Journey”, debut album dei francesi Way to End.
Il quartetto francese si fa autore di un sound morbosamente originale, un sound che partendo da strutture black metal muta sé stesso nel suo arricchirsi di movimenti Doom e divagazioni dark ove prendono forma riffs lenti e melmosi, sprazzi acustici, scream e growl vocals che si associano a modulazioni sofferte ed intime.
In merito a quanto detto, la band ci presenta sette lunghi brani dal mood sofferto ed alienante che nasce da un continuum di dissonanze strumentali capaci di mettere sempre in primo piano una essenza marcia frutto di una interiorità buia, come nel caso di quel piccolo tributo al nichilismo del sé che è “A Step into the Void”, brano dove prende forma un oscuro malessere esistenziale. Questo stesso malessere del vivere è messo in primo piano anche da “The Worm”, aperta da riffs spettrali che mi hanno rimandato alle algide atmosfere di “Freezing Moon” dei Mayhem, e si dona in maniera totalitaria nei sette minuti di “Unconscious Evocation of a Neverending Search”, vero e proprio tributo ad una apocalisse interiore forgiata da riffs lenti e decadenti e dall’intreccio di vocals che palesano continue sensazioni di fine incombente. Si continua con la disturbante marcia funerea di “The Sore of Creation” che sfocia nella finale certificazione di malsana constatazione del tutto, che è l’acustica “No Dreams”, ove gli spettri del malessere, più volte messi in eccellenza, danzano lievi e trionfanti in una catartica accettazione di disillusioni.
Un album che è un vero e proprio viaggio e che come tale va assimilato nella sua interezza senza tralasciare aspetto alcuno. Un lavoro che è testimonianza di un essenza al limite dal baratro.
«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.»