
Che la risultanza tra Canada e sonorità Hard & Heavy sia sinonimo di qualità assoluta, non è certo una scoperta recente, i nomi passibili di citazione si sprecano, basterà indicare Rush, Voivod e nel versante più estremo i più vicini temporalmente Weapon, band oggetto di recensione quest’oggi.
I più attenti e coloro che seguono da vicino le uscite della scena estrema conosceranno di già la band perché essa si è fatta già notare con il lavoro precedente, “Drakonian Paradigm”, ed oggi da alle stampe una nuova piccola gemma di Death Metal intitolata “From Devil’s Tomb”. Descrivere la forza di cui si nutre il lavoro in questione è impresa ardua, ma ci proverò nel migliore dei modi, cercando di instillare la giusta curiosità nel lettore. Primo punto da affrontare: quello proposto dai canadesi è un Death Metal primigenio capace di recuperare la forza sinistra e la devozione per il maligno di cui furono splendidi interpreti i primissimi Morbid Angel. A quanto appena detto, si sommano momenti di atmosferico Black Metal dove riappare il demone evocato dai Mayhem nel capolavoro “De Mysteriis Dom Sathanas”. E se ciò non è sufficiente a farvi capire il peso qualitativo di “From Devil’s Tomb” allora passerò alle maniere forti dicendovi che l’opener “From The Devil's Tomb” (la traccia), parte con una lunga parte strumentale che poi esplode in foschi vortici di velocità e ferocia, ed in questo senso ha una struttura che ricorda da vicino quella “Hell Waits” degli Slayer.
Ed è proprio l’estremizzazione della lezione della band di Araya e co. a rappresentare il giusto punto di lettura di questo lavoro, quella estremizzazione iniziata da Morbid Angel e svilita dalla stessa band con il trascorrer degli anni, e ad oggi i Weapon sono gli eredi più certi di quel filone. I nove brani presenti, proprio come i cerchi infernali, sono un concentrato di forza annichilente, spesso essenziale, ma pura ed incontaminata ed a dimostrazione di ciò vi sono brani del calibro di “Furor Divinus” e della più lenta e soffocante “Vortex – 11724“, dove riaffiora la maestosità carnale dei Bolt Thrower di “Warmaster”, e questo perché anche la prova del vocale del cantante chitarrista Vetis Monarch ricorda da vicino Karl Willetts. Altro brano da incorniciare è “Sardonyx” che a dispetto di un intro soffuso è puro ed annichilente assalto.
Non vi è molto altro da aggiungere ad un lavoro tra i più puri, per ciò che concerne il Death Metal, da molti anni a questa parte. L’invito è fare vostro questo lavoro il prima possibile o quanto meno, prima che qualche major si accorga della band e ne snaturi l’intrinseca violenza. E se lavori come “Hell Awaits” ed “Altars of Madness” rappresentano per voi il non plus ultra di quell’arte estrema e devota al lato oscuro della cristianità, allora non avete scusanti per non accaparrarvi “From Devil’s Tomb”. Un lavoro che mette a nudo i limiti di tante band blasonate, una gemma.