
Crebbe forte, irriverente ed ironico a metà degli anni 80; cedette all’agonia nei 90 e si è trascinato stanco e privo di forza per quasi un decennio. Ma la storia si compone di cicli ed oggi nel 2009 il Thrash Metal sembra aver ritrovato quel vecchio vigore, molti sono i nomi e le bands che hanno già dato testimonianza di questo rinvigorirsi di un genere che più di ogni altro (al pari dell’avversario storico, Hair/Glam) è stato soggetto a prematura morte. Ma proprio questo suo esaurirsi in breve tempo, ha lasciato nella memoria di ogni buon cultore, un ricordo indelebile.
A riaffacciarsi sulle scene oggi tocca ai Whiplash, gli autori di quel piccolo capolavoro che è “Power and Pain” oggi sembrano più che mai ispirati e si consegnano in una forma invidiabile. Una forma sonora che si esplica attraverso dieci folli schegge di puro thrash metal che fa propri ruvidi e nervosi mid tempos , come nel caso di “Firewater” e “Hook In Mouth”, ed associa questi, a vere e proprie rasoiate minimaliste come nel caso di quelle che sono vere lezioni di stile speed-thrash: “Float Face Down”, “Fight or Flight” , “Feeding Frenzy”e la violenta “Pitbulls In The Playground”, brano che si nutre delle vocals sgraziate di Tony Portaro. Ma prescindendo dai singoli episodi, quello che è fondamentale per un album come “Unborn Again” è lo spirito di fondo. Uno spirito che ha saputo ritrovare se stesso come ai tempi d’oro, e ritrovandosi è riuscito a riportare in primo piano quel sound scarno, essenziale , violento ed ignorante di cui si sentiva davvero il bisogno.
Un lavoro riuscito in pieno che trasuda tanta sana passione, e per questo, distante dalle mega produzioni odierne che finiscono per appiattire quei piccoli difetti di fondo che rendono un album unico. Per concludere, la cover è del grande Ed Repka, la produzione è affidata a Harris Johns (Sodom, Tankard, Voivod, ecc..), e in alcune songs compare come ospite Frank Blackfire.
Il movimento ciclico della storia ha fatto il suo corso e lungo questo ci ha ridonato i Whiplash con un album che aggiunge nuovi classici al bagaglio storico della band.