
Mother Madness, debut album dei Winter Of Life, è un lavoro che rende manifesta la propria essenza attraverso un uso costante e continuo di una feconda irregolarità sonora, in questa si palesa una volontà atta a mettere in primo piano, uno spirito profondamente eclettico, figlio di un continuo mettersi in gioco, di un continuo sfidare sé stesso. Tutto questo non avviene mai in modo artificioso o sotto il vessillo di una narcisistica presa di posizione rispetto alle proprie doti tecniche, ma nasce in modo naturale, grazie ad architetture sonore dal piglio profondamente progressive (termine che va inteso, come assoluto annullamento dei concetti restrittivi di genere e sottogenere musicale, e va visto come piena realizzazione di libero estro sonoro), intriso di forte intimismo.
Ad iniziare dalla bella cover di Seth Siro Anton, che mi ha rimandato ai lavori di Klimt (sia per la figura femminile, che per lo sfondo oro), ed all’Art Nouveau di fine ottocento, quella che in campo letterario rigetta positivismo e realismo e si fregia di sensazioni intime. E come quella vi è la messa in eccellenza della donna fatale, che conduce gli uomini al piacere e alla morte. Vi è la sensazione di trovarsi di fronte ad un lavoro ricercatissimo, raffinato ed innovativo, un lavoro che rende manifesti tali intenti attraverso: l’uso di riff irregolari che trovano nella diversificazione la propria ragion d’essere; un sostrato tastieristico che muove sé stesso attraverso, cangianti note di piano e vertiginose implosioni moderne; una sezione ritmica precisa che non ha paura di assumere differenti personalità; un cantato che è un vero e proprio continuum narrativo, capace nella propria costante, di non lasciare alcun vuoto emozionale. Questi elementi, donano alle architetture sonore tutte, una complessità intrinseca, che fa propri riferimenti prog, metal, divagazioni jazz e un gusto melodico che trova i suoi punti di paragone (non riferimenti), nel rock emozionale di Anathema e Dredg. Questa scelta, dona alla band una dimensione profondamente personale, ma esige anche un ascoltatore maturo e libero da preconcetti e da ogni tipo di cliché di sorta.
Le undici tracce presenti, sono tutte legate da un impalpabile filo conduttore che trova la sua espressione massima, in quanto ad intenti sonori, nella titletrack che è un vero e proprio caleidoscopio di sonorità ed umori.
Concludendo, Mother Madness è un lavoro unico, fatto da sonorità di ampio respiro, che restano sempre aperte rispetto all’ascoltatore, rassicurandolo attraverso l’uso di melodie forti, ma che riescono a donare sempre una sensazione di vertigine, in virtù di quel fattore diversificante, che il vero e proprio animo di questo album. Un album, che mostra una band matura e colta, che come un novello demiurgo è riuscita a far proprie influenze molteplici plasmandole in un corpus sonoro carico di emozioni.
Un intenso viaggio nella più profonda parte dell’animo al quale si accompagna una cesellatura sonora di livello assoluto, ricca di citazioni ed avara di inutili determinazioni.