
Aspettavo con ansia di trovarmi alle prese con un album autoprodotto. C'è sempre qualcosa di diverso, spinte maggiori, aspettative.
Eccomi quindi faccia a faccia con gli otto brani dei giovani Shadows In Heaven, interessante proposta della scena hardcore italiana. La band torinese è dotata di una buona energia, di una giuste dose di rabbia "produttiva" e di tanta voglia di emergere.
Ritengo più che opportuno precisare che la sottoscritta non si considera un'estimatrice di generi come l'hardcore, metalcore et similia. Tuttavia non sapevo cosa stavo per recensire. Il mio essere partita all'ascolto e poi aver giudicato senza alcun tipo di preconcetto (come deve essere per ogni recensore che si rispetti), sia per voi lettori nient'altro che un maggiore stimolo a prendere in degna considerazione questo prodotto.
Metalcore e co. hanno subito (specialmente negli ultimi 10 anni) un'impennata incredibile, soprattutto da quando le case produttrici, major e di minor rilievo, hanno fiutato i buoni incassi dovuti al successo, o almeno al seguito, che il genere ottiene specialmente tra gli ascoltatori più giovani. Il lavoro che mi trovo ad analizzare ha delle belle idee e svariati accenni ad influenze diverse che rendono il tutto "spurio", ma godibile. Il risultato (seppure con dei punti da migliorare) è più che discreto.
Dopo l'intro di un minuto, "Unconscious", in cui compare il suono di un piano e una chitarra distorta, parte la title-track "From the Depth". Gli attributi ci sono. La voce di Massimiliano Lilliu è molto bella e ben appoggiata dai back vocals del bassista Alessio Re (ottimo in "One Letter to the Front"). Il cantato pulito è ben strutturato e mi ha ricordato le linee vocali dei Killswitch Engage (con Howard Jones), specialmente in "My invisible War". Nell'ultima traccia "Misantrophy:Attitude" ho riconosciuto influenze alternative metal che (forse per i primi minuti del pezzo) mi hanno rimandato con la mente ai Taproot. Un bel pezzo.
Alcune canzoni funzionano meglio di altre che, purtroppo, passano così, senza lasciare né buona né cattiva impressione. Tutto sommato una partenza di tutto rispetto per la band nostrana, con le carte in regola per crescere, migliorare e stupire. Aspettiamo.