
A tre anni dal debut “Fragile Monuments” i serbi Tales of Dark... danno alle stampe il secondo album dal titolo “Perdition Calls”, un lavoro che è una summa di quanto fatto dalle produzioni doom/gothic metal negli anni 90, in particolare per le sue referenze alla scuola inglese, My Dying Bride su tutti.
Prescindendo da questo vizio di fondo, che elude forme di forte originalità, l’album riesce ad esprimere in maniera ottima, quella fosca interiorità che fa da sostrato al genere in esame.
Le nove tracce presenti si fanno strada attraverso il gioco di vocals creato da Arpad Takač e da Jovana Karajanov, che alternano senza fatica growl ed eteree inflessioni dal feeling sognante. Per ciò che concerne il punto di vista strumentale in senso stretto, la band serba, non aggiunge e non toglie nulla a quanto detto in passato dai diversi esponenti di spicco del genere. Ed è qui che l’album mostra il proprio tallone di Achille, ovvero nel suo essere un semiplagio delle produzioni che 10/15 anni fa hanno tracciato nuovi confini per il doom/gothic metal.
Nonostante il punto debole di base di cui soffre, “Fragile Monuments” non è assolutamente un lavoro da condannare, perché ben suonato ed altrettanto ben prodotto e se non vi fosse un passato di cui tener conto, questo album, potrebbe davvero essere considerato un piccolo ed oscuro gioiello, ma fatto sta, che la storicità del genere è evocata dalla stessa band traccia dopo traccia e questo incide fortemente sul giudizio globale.
Un lavoro che evidenzia buone doti esecutive, ma anche scarsa personalità. Unicamente per i die-hard del goth/doom.
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