
Spesso, nonostante la non originalità della proposta sonora, alcuni albums riescono ad emergere grazie al semplice concetto di bellezza che li anima. È questo il caso di “Moving Crosscurrent of Time”, secondo lavoro dei russi The Morningside.
La band si fa portatrice di sonorità a metà tra doom e melodic death/black che rimandano alle prime produzioni dei Katatonia, in particolare all’apoteosi melanconica di “Brave Murder Day”. Questo però non deve lasciar pensare alla band russa, come l’ennesima band clone, perché i The Morningside lungo tutta la durata di questo lavoro dimostrano di avere stoffa da vendere, in particolare, la band è dotata di un songwriting davvero eccelso.
Tale vena eccelsa nel partorire canzoni, ci dona brani di caratura elevata, che non hanno paura di competere con la band svedese alla quale gli autori di “Moving Crosscurrent of Time” si ispirano. Tali sono “14”, “The Autumn People” e “Insomnia”, un terzetto iniziale pregno di malinconici rimandi a sensazioni autunnali, sensazioni che prendono forma nelle ottime trame chitarristiche Sergey Chelyadinov e nelle scream vocals (dal taglio black) di Igor Nikitin; nomi che per ora non dicono nulla, ma candidati a divenire vere e proprie icone di quel sound che è tutt’uno con l’intimismo crepuscolare.
L’album si lascia ascoltare in maniera piacevolissima e riesce sempre a rendere l’ascoltatore partecipe di quello che è il proprio estatico pianto, grazie anche ad una produzione sopraffina ed al proprio trattare tematiche non banali, ove la natura è vero e proprio ente di riferimento per gli stati d’animo.
Un lavoro la cui eco è destinata a non spegnersi sulle note della conclusiva “Outro”, una song che è un tributo ai Cure più oscuri ed insieme lascia intravedere nuovi orizzonti sonori da esplorare. Un lavoro che non merita di essere ignorato, e che se anche non stravolgerà il corso del genere, riesce ad imporsi semplicemente perché è zeppo di belle songs e di atmosfera.
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