
Album abbastanza atipico, per ciò che la fa da maggiore sulle nostre pagine, questo “Aava tuulen maa” del duo russo Kauan. La band si è formata nel 2005 ed ha dato alle stampe due albums dalle sonorità folk/doom metal, oggi la band si ripresenta sotto una nuova veste, che abbandonato in toto il verbo metallico, si ritaglia uno spazio nell’ambito del post rock dalle tinte dark, ove al sound caldo di violino, piano e chitarra si associa una atmosferica e fredda componente elettronica.
I cinque brani presenti sono pieni di punti di interesse e mettono in primo piano un manifesto sentire diretto allo stupore rispetto a ciò che la natura è, grazie al proprio donarsi in modi carezzevoli ed eterei, i brani sono pervasi da un mood magico ed intenso che disegna di volta in volta paesaggi ove lo scorrere del tempo sembra arrestarsi in virtù di un continuum di stati contemplativi. In merito a ciò l’album e le tracce presenti sono assimilabili a ciò che può essere definito poesia, per quel proprio rimandare ad altro da sé.
Certo la proposta non è di facile ascolto ed il cantato in lingua madre (russo) potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo all’ascoltatore che ancora ha bisogno dei concetti di genere e stile sonoro, ma questo non toglie merito ad un lavoro originale, complesso e profondamente poetico.
Se amate i veli di eterea oscurità dei Dead Can Dance e l’intimismo dei Leafblade non potete ignorare un album come “Aava tuulen maa”. Un lavoro che ha la forza di rottura della poetica di Majakovskij e come quella tende ad associare forme di espressività tra loro diverse. Consigliato a coloro che si ritengono ascoltatori maturi e a tutti quelli che potrebbero ritrovarsi in questi versi:
A un tratto impiastricciai la mappa dei giorni prosaici,
dopo aver schizzato tinta da un bicchiere,
e mostrai su un piatto di gelatina
gli zigomi sghembi dell'oceano.
Sulla squama d'un pesce di latta
lessi gli appelli di nuove labbra.
Ma voi
potreste
eseguire un notturno
Vladmir Majakovskij (1913)
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