
È nella predilezione di tematiche cupe e sconfortanti del XVIII secolo, in Europa, che va sotto il nome di poesia cimiteriale o poesia ossianica, che vanno ricercate le radici tematiche di un genere come il funeral doom metal. Un genere che lentamente sta riscuotendo consensi per la propria drammatica intensità. Tra le fila di coloro che vanno annoverati tra i potenziali nomi di spicco vi sono sicuramente i russi Abstract Spirit, una band fautrice di un sound profondamente buio, ricco di odori pungenti ma anche rassegnato ed elegante come il palesarsi di una parata funebre d’alto rango.
Rispetto alla stragrande maggioranza di bands, con cui i russi condividono la proposta sonora, qui vi è un distacco da quelle che possono essere definite le tematiche “classiche” del genere, gli Abstract Spirit, a dispetto del moniker, pongono l’accento, più che su un aldilà distaccato dal reale, su quella che è la celebrazione dell’ultimo atto reale, quello che precede il distacco, ovvero il funerale visto come compimento ultimo. In merito a ciò la band ci presenta sei lunghi brani perfetti nel proprio essere strutturati a metà strada tra i più classici standard funeral doom e l’accompagnamento morboso da macabra orchestrina, in particolare per l’uso delle tastiere (sempre su note basse) che aggiungono nero sfarzo alla proposta tutta.
Sei brani che in realtà sono sei manifestazioni d’addio ultimo, guidati da vocals cavernose, riffing denso e fangoso e ritmiche strozzate come rantoli. Una gemma colma di mortiferi rimandi, da seguire con abito rigorosamente scuro e capo chino. “Tragedy and Weeds” è un piccolo necrologio di sfavillanti marce funeree, un vera e propria danza macabra fatta da una piccola orchestrina sistemata su un sepolcro tra suppellettili e fiori rinsecchiti.
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