
Secondo lavoro in studio per il progetto black metal ucraino Darktrance, one man band che si fa portatrice di sonorità di chiaro stampo scandinavo, ed in particolare norvegese, in cui spiccano riflessi della misantropia dei primi lavori di Burzum.
“Beyond the Gates of Insanity”, questo il titolo dell’album, si compone di sette tracce in cui la fanno da maggiore: riffing cupo e rarefatto, mid tempo, vocals sgraziate e dolorose, spettri di melodie fosche e depressive, componenti non innovative ma proposte con il giusto piglio. L’album pur non brillando per originalità riesce a farsi apprezzare in particolare per il decadente mood di fondo che lo pervade. Da ciò vengono le buone affermazioni di brani come: “Beyond the Gates of Insanity” e “Drained”, due songs che riescono a trasmettere in toto il feeling sofferto di cui l’album fa sfoggio.
Una citazione a parte merita “Don't Want to Miss You”, brano di soffusa malinconia che ha il pregio di lasciarsi apprezzare per l’uso delle vocals pulite e filtrate, particolarmente inquietanti e morbose. Per la restante durata di questa seconda release della band, si assiste ad una progressiva carenza di idee che sfocia nella banalissima “Dreams Are Hollow” e nella cacofonia ed atmosferica di “Duskworld”, un pezzo davvero inutile.
Cosa altro aggiungere, l’album è dotato di qualche buono spunto, ma questo non riesce a risollevarlo da una sorte che è ancora distante dall'andare oltre la soglia dell’insania e che resta legata ad una attuazione personalistica ancora tutta da compiersi.
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